Cinquantaquattro pecore uccise da predatori, di cui 20 sono morte sbranate, le altre 34 rimaste schiacciate nel tentativo di mettersi in salvo. È questo il macabro bilancio di un’azienda zootecnica in Maremma, in provincia di Grosseto, un’azienda definita “virtuosa” perché aveva scelto di proteggere il suo gregge con una recinzione “anti-gatto”: un sistema che dovrebbe essere a prova di lupo e che, invece, conferma come nessun sistema di prevenzione sia risolutivo quando si tratta di predatori.

Oltre alla solidarietà all’allevatore, la Cia Agricoltori Italiani Toscana, esprime per l’ennesima volta sconcerto per una situazione ormai da anni fuori controllo, sulla quale è necessario intervenire in modo drastico e risolutivo, perché così il mondo allevatoriale toscano muore.

«L’ennesimo attacco ad un allevamento, una situazione drammatica che va avanti da anni, da troppi anni – sottolinea il presidente di Cia Toscana, Luca Brunelli -. Sempre più allevatori sono costretti a subire attacchi dai lupi o ibridi al proprio gregge: occorrono interventi urgenti e risolutivi per riportare la situazione sotto controllo. Le aziende chiudono. E’ ora, in questi momenti, che sarebbero auspicate le visite alle nostre aziende da parte dei ministri e degli assessori regionali; dovrebbero vedere adesso con i loro occhi la drammaticità di questi momenti, per capire realmente che cosa sta accadendo da anni e per provare veramente a tutelare le aziende zootecniche. Quando un’azienda subisce un attacco, non vede soltanto messa a rischio la propria tenuta economica, ma subisce un duro colpo anche sul piano etico e sociale. Da anni denunciamo il problema, ma interventi efficaci di contenimento dei predatori non ci sono ancora stati».

Così gli allevatori sono rassegnati, spesso neanche denunciano più l’accaduto, proprio per l’assenza delle istituzioni e con ristori insufficienti e tardivi per il danno ricevuto. Come dimostra quest’ultimo episodio – aggiunge Cia Toscana – neanche le protezioni più adeguate (così come i cani da guardiania, in altre circostanze) sono pienamente risolutive del problema.

«È una tragedia che ancora non riesco a metabolizzare – commenta l’allevatore Luigi Farina –, ho investito ingenti somme scegliendo una protezione considerata all’avanguardia. Oggi prendo atto che così non è, e lo sconforto è grande. Oltre allo strazio per i miei animali brutalmente sgozzate dovrò valutare altre soluzioni per proteggerli. Mi sento umiliato e beffeggiato, perché sento che noi allevatori siamo gli ultimi tra gli ultimi.  Quello che ho subito è un danno morale ed economico incalcolabile: tutte le pecore sbranate erano gravide ecografate e nel gregge lo sono altre 150 e 5 hanno già abortito. Il futuro è una incognita e la voglia di arrendermi è forte, anche perché pensare di risolvere la piaga predazione con gli indennizzi significa non aver compreso il fulcro della questione».

«È a rischio l’intera pastorizia toscana – conclude il presidente Cia Brunelli -; gli allevamenti devono essere tutelati e gli imprenditori devono essere risarciti; in futuro non avremo più il pecorino toscano, se questa situazione continua».


Cia Toscana – Comunicato stampa