RACCONTI INTORNO AL CAMINO – Quinto appuntamento per la rassegna video di Anp Toscana, l’associazione dei pensionati Cia. Un percorso a’ i’ canto di’ foco”, tra i racconti, le testimonianze, le ricette dalle aree rurali della nostra regione. I video verranno pubblicati sul canale video della Cia Toscana.

Il frumento in Toscana

Oggi parleremo del frumento in Toscana con Daniele Vergari. La presenza del Frumento in Toscana è antica ma in questo brevi spazio ci concentreremo sulla storia recente della coltivazione del grano in Toscana a partire dal XVIII secolo.

Perché è importante partire dal XVIII secolo? Perché è un momento di svolta. Attorno alla seconda metà del settecento, la Toscana – ma direi tutta l’Europa – si trova in una fase di espansione demografica.

È necessario quindi alimentare un maggior numero di persone e, quindi, è necessario trovare nuove aree coltivabili e soprattutto aumentare le superfici a grano e migliorare le produzioni e le rese.

In questo senso un contributo importante fu dato dalla nascita dell’Accademia dei Georgofili nel 1753 a Firenze, che si dedicò proprio allo studio dell’agricoltura.

Nel nostro granducato questo si realizzò portando a compimento le grandi bonifiche iniziate sotto il periodo mediceo e parte delle aree interne della Toscana, dal lago di Bientina, a Fucecchio, a parte della Chiana, all’Osmannoro, furono interessate da ampi lavori di bonifica. Parallelamente furono ottenute nuove superfici dalla coltivazione di terreni, soprattutto collinari, prima occupati da boschi o incolti.

Le tecniche di produzione erano le solite da secoli e in questo non c’era stata grande innovazione: dopo la lavorazione del terreno, il grano veniva seminato a spaglio e poi raccolto a mano. Battuto, venivano raccolte le cariossidi e stivate in vario modo fino a che non si faceva la farina.

Ma per conoscere quali fossero i cereali più utilizzati in Toscana e il loro uso trovo interessante partire da un libro.

Proprio nell’ambito dei Georgofili viene pubblicato, nel 1765 presso Mouchke a Firenze, un testo di Saverio Manetti dal titolo “Delle specie diverse di frumento e di pane siccome della panizzazione”.

Il volume apparve in un momento particolare perché in quegli anni la Toscana come fu colpita da una serie di eventi climatici particolari che portarono ad una serie di carestie aggravate dall’apparizione della ruggine del grano che finì di devastare i raccolti di frumento. I prezzi della farina salirono vertiginosamente e la fame iniziò a farsi sentire.

Gli scienziati raccolti ai georgofili trovarono che era necessario quindi agire in due modi: il primo nell’immediato consisteva nel provvedere a trovare sostanze e prodotti alimentari succedanei del frumento da utilizzare per sfamare la popolazione. Ma, era anche necessario, nel più lungo periodo, introdurre nella agricoltura toscana nuove varietà di frumento nel tentativo di acclimatarle e valutare quali di queste potessero essere più produttive del nostro clima e nei nostri terreni e aumentare così le produzioni.

Per il momento affrontiamo solamente le descrizioni dei grani fatte dal Manetti e i metodi proposti per fare del pane da altri cereali o altre piante.


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