La giovane Giulitta Zamperini, insieme al babbo Luca, porta avanti l’azienda Poggio Grande in Val d’Orcia. E nella terra dei grandi rossi, è nato un bianco davvero particolare

Luca e Giulitta Zamperini

18 settembre 2017 – Siamo nel cuore della Val d’Orcia, all’azienda Poggio Grande – nel comune di Castiglione d’Orcia – con un vigneto di 4,5 ettari ed oliveti. L’azienda nasce nel 1907, ma è dal 1999 che Luca Zamperini, fa di Poggio Grande una cantina modello.

Con grande passione, dedicando la massima cura nella scelta di ogni dettaglio: dalla terra migliore in cui piantare i nuovi vigneti alle più moderne attrezzature, per arrivare ad ottenere vini di grande qualità. Insomma, gli piace sperimentare, fare ricerca e presentare vini sempre originali. Negli ultimi anni Luca affiancato dalla figlia Giulitta (insieme nella foto), ha incrementato la produzione arrivando a commercializzare 25mila bottiglie (di cui 10mila di Sesterzo, 100% Sangiovese grosso), e insieme hanno dato vita al progetto del primo vino Bianco dell’azienda.

— PUBBLICITÀ —

«Il nostro valore aggiunto – spiega Giulitta Zamperini – è la trasparenza del lavoro quotidiano, la nostra passione, la voglia di continuare a crescere e migliorarsi. Siamo un’azienda in continua evoluzione, cerchiamo, di far coniugare nel migliore dei modi tradizione e innovazione puntando sempre alla massima della qualità».

Giulitta e il babbo Luca sembrano una continua fucina di idee, così è nato il Tagete, un bianco davvero particolare: «La filosofia aziendale – continua – è quella di ricercare la massima espressione di ogni vitigno in relazione al terroir, valorizzando così la versatilità del territorio stesso. Da qui la scelta di piantare oltre al nostro vitigno principe, il Sangiovese, anche vitigni internazionali come il Syrah, Cabernet Sauvignon e vitigni bianchi francesi Marsanne e Russanne. Da questi è nato il Tagete, l’unico bianco dell’azienda ed è stato un po’ come un appuntamento al buio. Vitigni particolari e poco conosciuti, di difficile gestione, una scelta forse folle, che è andata contro ogni logica».

La volontà era quella di fare un grande bianco in una terra famosa per i rossi: «Siamo quindi andati alla ricerca di questi vitigni – spiega – che avevamo valutato adatti ai nostri suoli e al nostro microclima. Sono cominciati così i primi esperimenti di vinificazione e affinamento. Ci sono voluti ben otto anni, prima di riuscire ad avere il vino che speravamo, e con grande soddisfazione adesso posso dire, che nonostante si sia soltanto alla terza annata in produzione, il Tagete sta ottenendo un importante successo».

Per Giulitta, giovane donna del vino, una passione trasmessa dal babbo: «Sono sempre stata affascinata dal mondo del vino; ma la scelta definitiva di rimanere a lavoro in azienda – confessa – l’ho presa quando ha voluto che mi occupassi di piantare la mia vigna. Grazie a quell’esperienza sono riuscita a capire fino in fondo quanto rispetto, lavoro, e quanta e pazienza ci vogliono per arrivare ad avere il prodotto per cui si lavora per anni. Le difficoltà ci sono ogni giorno, ma nonostante questo sono molto felice della mia scelta, le soddisfazioni più grandi arrivano direttamente dalle nostre creature, i nostri vini, e i clienti ne sono la conferma». (l.b.)


Tratto da Dimensione Agricoltura n. 9/2017