L’Associazione nazionale pensionati si è riunita a Grosseto per fare il punto sulla situazione degli anziani, schiacciati da assegni bassi, fiscalità eccessiva e servizi socio-sanitari ridotti.

I numeri sono impietosi: l’83,7% degli associati all’Anp percepisce un assegno mensile inferiore a 1.000 euro e addirittura il 44,6% ha una pensione che arriva appena ai 502 euro mensili, ossia il valore del trattamento minimo. E gran parte di queste “mini-pensioni” sono concentrate nel settore primario.
Per questo l’Anp-Cia ha ritenuto di dover “svegliare la politica”, con la presentazione la scorsa primavera di una petizione rivolta al presidente del Consiglio Matteo Renzi per l’incremento delle pensioni basse, che ha raccolto oltre 100 mila firme.
“I pensionati al minimo -ha detto il presidente nazionale dell’Anp Vincenzo Brocco- da ben 9 anni sono dimenticati dalle istituzioni e dalla politica”. Già ad aprile, a seguito della nostra petizione, il premier ha annunciato di voler intervenire sulle pensioni basse con la prossima Finanziaria. “Non sappiamo ancora di quale entità si tratti -ha continuato Brocco- ma certamente saremo vigili e lavoreremo perché i pensionati dell’agricoltura e, in generale, i pensionati con gli assegni più bassi possano iniziare a recuperare qualcosa”. Inoltre “continueremo l’iniziativa nel Paese per ottenere pensioni come nel resto d’Europa, pari al 40% del reddito medio nazionale, e quindi pensioni minime a 650 euro al mese anziché a 502 euro come attualmente succede. Continueremo altresì -ha concluso- a rivendicare la riduzione del carico fiscale abnorme: oggi un pensionato paga 100 euro di Irpef in più rispetto a un lavoratore dipendente”.

In più, nel campo socio-assistenziale e sanitario, la costante riduzione dei servizi essenziali nelle aree rurali e montane è divenuta una drammatica realtà, con le Regioni e i Comuni impegnati a ridurre in maniera indiscriminata l’erogazione delle misure economiche a sostegno delle famiglie, degli anziani e delle persone non autosufficienti. Occorrerebbe invece rifinanziare i fondi pubblici a carattere sociale, anche per contrastare il crollo dei consumi alimentari delle famiglie, chiamate a far fronte direttamente alle irrinunciabili spese sanitarie, farmaceutiche e di assistenza agli anziani e ai disabili.
Il presidente nazionale della Cia Dino Scanavino, concludendo i lavori dell’Assemblea, ha quindi ricordato come il lavoro dei pensionati abbia contribuito allo sviluppo complessivo del Paese: “Investire e sostenere l’agricoltura significa investire economicamente in quelle zone nelle quali l’impresa opera assicurando servizi adeguati agli imprenditori agricoli e ai residenti”. La Cia, ha aggiunto Scanavino, “è al fianco degli anziani che, a causa dei redditi bassi, si ritrovano a salire sul trattore e continuare a lavorare a quasi 80 anni. Per questo, resta alto l’impegno di tutta la Confederazione nel sostenere le proposte e le iniziative dell’Anp in tutto il Paese”.
Fonte: Cia nazionale


