Finalmente è stato attenuato il limite alle cessioni dei bonus fiscali. Il Decreto legge, emanato dal Consiglio dei ministri lo scorso 18 febbraio e non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale, interviene per mitigare la “stretta” operata qualche settimana fa, con finalità “anti abuso” (vedi articolo nel numero di febbraio).

Le parti interessate a cedere ed a acquistare i crediti fiscali, possono quindi ritornare ad effettuare cessioni multiple, ma con alcune limitazioni.

Oltre alla prima cessione del credito d’imposta, è ora possibile effettuare altre due cessioni, ma a condizione che queste ultime siano effettuate nei confronti di Istituti finanziari e di credito, società appartenenti ad un gruppo bancario, delle assicurazioni. Tali cessioni si possono sommare, se ne ricorre il caso, allo sconto in fattura.

La prima cessione del credito quindi, è “libera, effettuabile nei confronti di qualunque soggetto già previsto; le successive due, solo nei confronti di Istituti finanziari e di credito, società appartenenti ad un gruppo bancario, delle assicurazioni. Lo sconto in fattura si aggiunge alle tre operazioni di cessione del credito ora ammesse.

Gli acquirenti potranno effettuare l’acquisto del credito solo dopo avere effettuato tutti i controlli previsti, al fine di prevenire, tra gli altri, i reati di riciclaggio di proventi derivanti da attività criminose. Al credito verrà attribuito un codice identificativo, in modo da facilitarne il tracciamento e verificarne l’attendibilità. Dal primo maggio di quest’anno, dopo la prima comunicazione di cessione già dovuta all’Agenzia delle entrate, il credito non potrà essere ri-ceduto parzialmente. Le nuove disposizioni interessano i seguenti bonus/crediti d’imposta:

  • superbonus 110%;
  • bonus edilizi in generale, compreso quello per l’abbattimento delle barriere architettoniche;
  • il credito d’imposta per botteghe e negozi;
  • il credito d’imposta per canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda;
  • il credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro;
  • il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione.

Altra novità introdotta dal Decreto sopra citato, è l’obbligo di indicazione nell’atto di affidamento dei lavori e nelle fatture conseguenti, il rispetto delle norme previste dal Contratto collettivo di lavoro del settore edile, nazionale o territoriale.

Obbligo che interessa anche il contribuente che non ha interesse a cedere il credito, ma che lo utilizzerà in dichiarazione dei redditi. Rilevanti sanzioni saranno comminate ai tecnici che, nelle asseverazioni previste, riportano false informazioni oppure omettono informazioni rilevanti sui requisiti del progetto.

Le stesse sanzioni verranno comminate ai tecnici che attesteranno la realizzazione di interventi non ancora conclusi, o che forniscono false valutazioni sulla congruità delle spese sostenute: reclusione da 2 a 5 anni e multa da € 50mila a e 100mila, con possibilità di aumento se quanto fatto sia stato commesso per conseguire un ingiustificabile profitto personale o per altri.

La polizza assicurativa già prevista poi, dovrà avere un massimale di copertura direttamente correlato agli interventi per i quali è richiesta l’attestazione, in un rapporto di uno a uno, quindi anche oltre i € 500mila oggi previsti.


Tratto da Dimensione Agricoltura n. 3/2022