Cia Toscana e Cia nazionale verso le assemblee elettive. La prima a fine marzo, la seconda nel mese di maggio. Nel documento programmatico Cia, dedicato alla nona assemblea elettiva “Dalle radici, il nostro futuro”, un’analisi attuale sul settore e gli indirizzi della confederazione. Fra i vari capitoli, analizziamo quelle che sono le proposte Cia per la PAC post-2027.

Mantenere una PAC pienamente comune e autonoma, al di fuori del Fondo unico, dotata di una governance europea chiara e di un bilancio stabile, indicizzato all’inflazione, capace di garantire la parità di condizioni tra gli Stati membri e di prevenire ogni forma di rinazionalizzazione delle politiche agricole.

Rafforzare il sostegno al reddito, assicurando equità tra agricoltori, superando definitivamente i titoli storici e differenziando i pagamenti in base alle reali esigenze economiche, territoriali e sociali.

Potenziare le politiche di mercato, con strumenti più solidi e flessibili, in grado di rispondere alle esigenze specifiche dei diversi settori produttivi. È necessario rafforzare gli interventi settoriali, migliorare la gestione delle crisi di mercato e sostenere la competitività delle filiere strategiche europee, in particolare quelle più vulnerabili alla volatilità dei prezzi e ai cambiamenti climatici.

Valorizzare l’aggregazione degli agricoltori, promuovendo forme di cooperazione, organizzazioni di produttori e interprofessioni per migliorare il potere contrattuale e garantire una più equa redistribuzione del valore lungo la filiera agroalimentare, favorendo la trasparenza e la sostenibilità economica delle produzioni.

Sostenere il ricambio generazionale, attraverso strumenti di accesso alla terra, al credito e alla conoscenza, accompagnati da un pacchetto di misure dedicate ai giovani agricoltori e di transizione per le generazioni più anziane.

Sostenere l’imprenditoria femminile promuovendo l’accesso diretto per investimenti aziendali e attraverso il sostegno al reddito, anche al fine di conciliare lavoro e vita familiare.

Integrare il principio del “diritto a restare” nelle politiche rurali europee: investire nelle aree interne e marginali per contrastare l’abbandono, garantendo infrastrutture, connettività e servizi essenziali.

Semplificare la governance e le procedure, riducendo gli oneri amministrativi e rendendo i controlli più proporzionati, per trasformare la PAC in una politica realmente efficace e accessibile.

Promuovere una sostenibilità ambientale equilibrata, con strumenti flessibili che premino gli agricoltori impegnati nella gestione responsabile di suolo, acqua e biodiversità, senza penalizzare produzioni specifiche come la zootecnia.

Rafforzare la gestione del rischio, ampliando gli strumenti assicurativi e mutualistici e promuovendo sistemi di ristoro certi contro eventi climatici estremi, crisi di mercato e fitopatie e sostenuti da un contributo europeo più ambizioso.

Investire in conoscenza, innovazione e digitalizzazione, assicurando risorse adeguate.

Garantire coerenza tra la PAC e le altre politiche europee, affinché la transizione verde e la competitività economica non generino nuove disuguaglianze territoriali o sociali.


Pubblicato su Dimensione Agricoltura n. 3/2026