Intervista al presidente di Cia Agricoltori Italiani Toscana

di Lorenzo Benocci


Parola d’ordine, concertazione. Almeno fra gli interlocutori regionali, istituzioni e mondo agricolo. Per iniziare a risolvere i problemi di sempre, ungulati, acqua, burocrazia, reddito. Lo sottolinea a Dimensione Agricoltura, Valentino Berni, presidente Cia Toscana, al termine del mandato da presidente della confederazione, a pochi giorni dall’assemblea elettiva di fine marzo. In questi anni si è acuita la crisi dell’agricoltura: le vicende internazionali (dazi, Mercosur, crisi) hanno fatto il resto, sempre con una Pac e Fondo Unico da sistemare.

Presidente Berni, a pochi giorni dall’assemblea elettiva di Cia Toscana, qual è il bilancio personale e della confederazione rispetto agli ultimi quattro anni?

Il bilancio per il comporto agricolo in questi quattro anni non può essere positivo, abbiamo perso molte aziende e molti comparti sono entrati in una crisi profonda; le problematiche storiche non sono state risolte, la politica è sempre più distante dalla realtà, non ascolta le problematiche e spesso fugge al confronto e alla concertazione. Ci sono alcune cose che possono essere fatte senza risorse che aiuterebbero le aziende, ma anche queste spesso vengono disattese.

Di positivo c’è il fatto che gli agricoltori europei sono scesi in piazza per difendere i propri diritti e hanno salvaguardato il fondo c’è ancora tanto da fare per quanto riguarda la politica agricola comune ma una base è stata messa.

Per quanto riguarda il nazionale il distacco delle misure che dovrebbero aiutare gli agricoltori dalla realtà è allucinante il PNRR ne è l’esempio con la cifra di ingresso troppo alta (500 mila euro) per ogni tipo di investimento; cambio della L.157 che non ha portato ancora nessun risultato; un’azione sconsiderata nell’incentivare le speculazioni per quanto riguarda le energie rinnovabili con fotovoltaico e agrifotovoltaico in testa.

Infine, per quanto riguarda la sfera regionale, nell’ultimo periodo è completamente sparita la concertazione che ha aiutato negli anni a sviluppare politiche sostenibili e ad aiutare territori e produzioni agricole ad essere importanti ed apprezzate nel mondo.

Manca un tavolo irriguo regionale, manca l’approvazione per un piano faunistico regionale fermo ormai da decenni, manca una legge per bloccare le speculazioni sul territorio regionale per le energie rinnovabili, manca una concertazione per quanto riguarda i settori in crisi come vitivinicolo, ortofrutta, cerealicolo.


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Come sta l’agricoltura toscana?

Sta subendo, come le altre, una profonda crisi generata, da una parte dall’incapacità politica, dall’altra dall’agricoltore di non fare squadra. La nostra poca propensione verso la filiera e la commercializzazione sta riducendo le aziende in modo drastico. Ma ancora ci sono tante aziende leader che riescono a sopravvivere e ad investire. Dobbiamo progettare bene e spendere bene i nostri fondi per innalzare il livello qualitativo delle produzioni ed inserire gli agricoltori nel ruolo che meritano all’interno della filiera.

Negli ultimi mesi Cia è scesa in piazza a Bruxelles e a Strasburgo per Pac e Mercosur: cosa è cambiato e cosa deve ancora migliorare?

Sicuramente i fondi messi a disposizione dopo la nostra manifestazione sono un grande risultato raggiunto ma non sufficienti a riportare l’agricoltura dove merita. Il fondo unico è un grande problema perché abbiamo perso la peculiarità del nostro budget il fatto che il cofinanziamento degli stati membri sarà sempre più incidente è un altro problema che metterà in concorrenza tra loro gli Stati membri. C’è ancora molto da fare sulla Pac, speriamo di riuscire a prepararla bene per le sfide future.

Per quanto riguarda il Mercosur la partita è diversa: gli accordi commerciali offrono sempre un’altra faccia della medaglia. È chiaro che qualche produzione potrebbe essere danneggiata ma è anche vero che altre sarebbero molto privilegiate (vino, olio, formaggi e non solo) inoltre in questo momento, queste produzioni sono già presenti nel nostro paese.

Dobbiamo avere la forza per finire l’accordo inserendo le regole di reciprocità, le clausole di salvaguardia, altrimenti continueremo a subire l’arrivo delle produzioni senza essere in grado di esportare. Ne va anche dell’interesse del consumatore che merita una tracciabilità più seria e una certezza del prodotto che acquista.

Situazione internazionale sempre più difficile: la recente guerra in Iran fa schizzare in alto i prezzi dei carburanti e costi di produzione. Cosa chiede Cia?

Come prima cosa la Cia ripudia ogni guerra in ogni sua forma. E combatterà con forza tutti coloro che fanno guerre e destabilizzando la pace infischiandone del diritto internazionale, Nazioni Unite e del buon senso solo per interessi personali legati a scopi principalmente energetici o di terre rare o di sterminio di altri popoli per prendere le loro terre.

Il giorno dopo i bombardamenti, i prezzi erano già schizzati alle stelle, senza nemmeno il tempo di finire le scorte pagate con i vecchi prezzi che tutto ha subito un’impennata di costi, gas, carburanti; e, in breve tempo, a cascata, tutti gli acquisti che servono dalla produzione al packaging dei nostri prodotti agricoli subiranno un enorme incremento. Chi ne farà le spese? Da una parte il cittadino, dall’altra l’azienda agricola che vedrà assottigliarsi velocemente il proprio reddito.

Ci aspettiamo da parte di un Governo che per ora sembra molto accondiscendente, misure urgenti e straordinarie visto che, ad oggi, non è riuscito a trovare soluzioni alternative. Così facendo non garantisce ai propri cittadini una tranquillità, e una stabilità con costi energetici così elevati chi ne fa le spesse saranno le piccole aziende e tutti i cittadini.

Senza dimenticare i problemi di sempre per l’agricoltura toscana, che rimangono…

Ungulati, predatori, acqua, questi sono i problemi strutturali che ci portiamo dietro da decenni, trasversali ad ogni tipo di agricoltura che mutano la morfologia dei nostri paesaggi che distruggono intere attività produttive e che ci rendono ogni giorno più vulnerabili, ed incapaci di gestire i nostri territori e spesso destinati ad abbandonare le proprie aziende

Quali sono le priorità da risolvere?

Il reddito delle aziende. Inserire le aziende agricole all’interno della filiera, garantendo loro la possibilità di creare un reddito e sostenibilità, per le aziende stesse e per le aree dove vivono, ricreando quell’economia diffusa che ha garantito la salvaguardia e la bellezza del nostro territorio e delle nostre valli. Dare opportunità ai giovani di entrare e rimanere in agricoltura anche grazie alla mobilitazione del mercato fondiario ultimamente succube di speculazioni, da parte di più soggetti poco interessati alla produzione agricola, molto più interessati a reddito di posizione o al bene rifugio terra. Cambiare la figura dello IAP rimettendo al centro l’agricoltore attivo con tassazioni giuste per coloro che non sono agricoltori ma speculatori. Pianificare le opportunità per contrastare le sfide climatiche che ci attendono.

Dopo alcuni mesi dall’insediamento del nuovo assessore e della nuova giunta regionale, qual è il giudizio in fatto di rapporti e risultati?

Per ora risultati non ne vediamo, ci sono stati solo un paio di incontri positivi dove abbiamo parlato di come mettere al centro la concertazione per lavorare al meglio nell’interesse dell’agricoltura.

Sicuramente da una parte c’è il grande carico di lavoro che l’assessore ha, dall’altra c’è il fatto che ancora deve entrare a pieno nel ruolo. Ma la fiducia è tanta e la voglia di lavorare ugualmente. Perché in agricoltura in questo momento c’è da lavorare molto.

Dall’altra c’è la speranza che l’assessore riesca ad unire gli incarichi che ha, insieme alle opportunità, generando per l’agricoltura maggiori prospettive di sviluppo.

Cosa auspica per l’agricoltura toscana nel presente e prossimo futuro?

Auspico un ritorno alla concertazione, una capacità di mettere tutti gli interlocutori ad un tavolo e lavorare insieme per risolvere i problemi sulla filiera e sulla redditività, sull’approvvigionamento idrico e sulla gestione della selvaggina.x


Pubblicato su Dimensione Agricoltura n. 3/2026