Un plafond di quasi 160mila euro per sostenere il miglioramento genetico degli allevamenti. Contributi a fondo perduto fino al 50%, con un occhio di riguardo alle razze autoctone
La Regione Toscana ha varato una nuova misura di sostegno per incentivare il miglioramento genetico degli allevamenti locali, stanziando un fondo iniziale di oltre 159.000 euro per il biennio 2026-2027. L’obiettivo è chiaro: innalzare la competitività delle imprese agricole e salvaguardare il prezioso patrimonio genetico animale del nostro territorio.
L’iniziativa, inquadrata nel regime europeo “de minimis”, prevede l’erogazione di contributi in conto capitale destinati agli allevatori che investiranno nell’acquisto di animali riproduttori di pregio, sia maschi che femmine, rigorosamente iscritti ai rispettivi Libri Genealogici (LL.GG.).
L’opportunità è riservata agli imprenditori agricoli attivi, titolari di Partita IVA e iscritti alla Camera di Commercio, che risultino regolarmente registrati nella Banca Dati Nazionale (BDN) come “operatori” dell’allevamento in cui verranno inseriti i nuovi capi. Il bando abbraccia un ampio ventaglio di specie di interesse zootecnico: dai bovini ai bufalini, passando per ovini, caprini, suini, fino agli equini e agli asinini.
Una priorità assoluta di finanziamento verrà garantita agli acquisti di maschi e femmine appartenenti alle storiche razze autoctone toscane, veri e propri baluardi della biodiversità regionale, come la bovina Chianina e Maremmana, la suina Cinta Senese, la pecora Massese o il cavallo Maremmano.
Il sostegno copre una fetta consistente dell’investimento: fino al 50% della spesa ammissibile per l’acquisto di riproduttori maschi e fino al 40% per le femmine. Le cifre massime rimborsabili variano in base alla specie, all’età e alla razza dell’animale. Per fare un esempio, il contributo può arrivare fino a 6.000 euro per un toro Chianino di età compresa tra 1 e 3 anni proveniente da un Centro Genetico, fino a 7.500 euro per un maschio equino Maremmano, o assestarsi tra i 250 e i 350 euro per una femmina ovina di razza Appenninica o Pomarancina. L’IVA, tranne in rari casi legati a specifici regimi fiscali, non è considerata una spesa rimborsabile.
Attenzione, però, alle scadenze e ai rigidi paletti sanitari imposti dal bando. Ecco le condizioni principali da tenere a mente:
- Finestra temporale: Sono validi solo gli acquisti (fa fede la data della fattura) effettuati tra il 1° aprile 2026 e il 31 marzo 2027.
- Requisiti sanitari: L’attenzione alla biosicurezza è massima. I capi devono provenire da allevamenti indenni dalle principali malattie (come Tubercolosi e Brucellosi) e devono essere stati sottoposti a specifici test diagnostici con esito negativo nei 30 giorni che precedono l’ingresso in stalla.
- Nucleo di selezione: L’allevatore si impegna a costituire un nuovo nucleo di selezione in Toscana di almeno tre Unità Bovino Adulto (U.B.A.).
- Vincolo di permanenza: L’animale finanziato non potrà essere rivenduto o spostato per un bel pezzo. È fatto obbligo, pena la restituzione dei soldi, di mantenere il riproduttore in azienda per almeno 36 mesi dalla data di acquisto, salvo cause di forza maggiore debitamente certificate (come predazioni da lupo o patologie irreversibili). Tutti i pagamenti per l’acquisto dovranno inoltre essere inequivocabilmente tracciati tramite banca o posta.
C’è tempo fino alla primavera del prossimo anno per organizzarsi. Le domande dovranno essere compilate e trasmesse esclusivamente per via telematica attraverso il portale del Sistema Informativo A.R.T.E.A., utilizzando la specifica Istanza ID 459. Il termine ultimo e inderogabile è fissato alle ore 23:59 del 15 aprile 2027.
Un’occasione preziosa, dunque, per le aziende agro-zootecniche toscane che puntano a fare un salto di qualità, rafforzando la produttività e valorizzando la genetica dei propri allevamenti in modo sostenibile.
Per eventuali approfondimenti e per la presentazione delle domande, sarà possibile rivolgersi alle sedi territoriali della Confederazione.



