Un messaggio semplice e forte rivolto alle nuove generazioni da Enrico Vacirca, socio Anp

Dopo l’ultimo grave episodio avvenuto in una scuola di Roma, dove uno studente ha aggredito la sua professoressa, la lettera-riflessione di Enrico Vacirca, associato Anp-Cia Toscana, sul rapporto tra violenza, social e responsabilità.


Cari nipoti, in questi giorni avrete sentito di quel ragazzo di tredici anni che è entrato in classe con un coltello e, prima di colpire la sua professoressa, ha acceso la diretta.

Vi scrivo perché quella telecamera mi ha fatto più paura del coltello.

Il coltello fa male a una persona. La telecamera serve a qualcos’altro: serve a essere guardati. Quel ragazzo voleva che qualcuno lo vedesse mentre lo faceva. Quando ero ragazzo io, chi faceva del male cercava di nascondersi. Oggi c’è chi lo fa proprio perché sia visto, e questo significa che dall’altra parte c’è sempre qualcuno che guarda. Quel pubblico, nipoti miei, siamo noi.

Per questo il primo insegnamento è semplice, e non è comodo: guardare non è innocente. Prima della telecamera viene la persona. Prima del video viene l’aiuto. Prima dei “like” viene il rispetto.

Il secondo, ve lo affido con tutto il cuore. In quell’aula un compagno di classe non ha tirato fuori il telefono: si è alzato e ha fermato la mano che colpiva. Ecco il vero coraggio, oggi: non fare il video, è spegnere il telefono e accendere la coscienza. È dire “no” quando tutti dicono “sì”. È fermare un gesto sbagliato, anche solo chiamando un adulto.

Se un giorno vi troverete davanti a una scena di violenza, ricordatevi le parole di vostro nonno: abbassate il telefono e alzate lo sguardo. Siate spettatori della bellezza, non della crudeltà. Non diventate mai registi del male.

L’ossessione per le visualizzazioni rischia di anestetizzare la coscienza, facendoci dimenticare che dietro ogni schermo c’è una vita umana reale. Voi quegli occhi veri li avete già: vi guardano vostra madre, vostro padre, i vostri maestri, e questo vecchio che vi scrive. Chi sa di essere visto davvero non ha bisogno di mettersi in diretta per esistere.

Vi abbraccio,

Nonno Enrico