Il tema al centro di un focus group dedicato, nello stand della Cia al “Sana” di Bologna, con il professor Santucci dell’Università di Perugia.

20160913_cianazionale_sana2016_anabio_formazione13 settembre 2016 – La formazione in agricoltura biologica è stata al centro di un focus group “ad hoc” nello stand di Anabio-Cia all’interno del “Sana” di Bologna. Il dibattito è stato animato dal professor Fabio Maria Santucci dell’Università di Perugia, tra i fondatori del GRABIT e vincitore del premio “Bizzozzero” dall’associazione degli agricoltori di Parma per il suo contributo allo sviluppo dell’agricoltura biologica in Italia.

Ha collaborato con associazioni nazionali, nonché con la Fao e altri enti internazionali per la crescita del settore.

Nel suo intervento, Santucci ha spiegato come siano almeno 5 gli aspetti da considerare quando si parla di Formazione in agricoltura biologica: i destinatari; i docenti; le modalità di realizzazione; i contenuti e il finanziamento, che debbono essere visti in maniera dialettica, poiché uno influenza l’altro e viceversa.

Rispetto ai destinatari “bisogna distinguere tra gli agricoltori futuri e quelli attuali; a loro volta i primi possono essere i giovani della scuola superiore o dell’Università oppure gente che viene dalle esperienze più varie -ha detto-. E’ evidente la differenza tra gli adolescenti e gli adulti in termini di ascolto e di apprendimento. Gli agricoltori già in servizio hanno delle propensioni e delle aspettative diverse, hanno problemi da risolvere e pretendono quindi una formazione specifica e finalizzata, ma non hanno tanto tempo a disposizione, spesso non possono abbandonare la propria azienda. Altri destinatari della formazione continua sono i consulenti pubblici e privati, gli ispettori degli enti di certificazione, i funzionari delle Regioni e dei Corpi dello Stato, i docenti degli Istituti Tecnici agrari e degli Istituti professionali per l’agricoltura. E’ un insieme molto vasto per i quali vanno disegnate attività specifiche”.

Circa le modalità di realizzazione “si va dal corso universitario di tre anni, laurea magistrale di due anni e un master di un anno, alle esperienze di formazione continua basate su incontri di alcune ore giornaliere, scaglionati nel tempo per venire incontro all’esigenze degli imprenditori o dei lavoratori agricoli -ha aggiunto Santucci-. Negli ultimi anni numerosi sono i corsi erogati in autoapprendimento, attraverso Internet, grazie ai finanziamenti di programmi comunitari. La formazione non può, comunque, prescindere dall’esperienza pratica in azienda”.

All’incontro hanno partecipato, tra gli altri, Elena Viganò dell’Università di Urbino e Carlo Tricarico presidente dell’Associazione Agricoltura Biodinamica, il quale ha sottolineato “l’alto livello agronomico raggiunto da diverse aziende biologiche e biodinamiche che, insieme alle esigenze di un mercato raffinato, impongono l’avvio di un serio programma di ricerca e formazione per la bio-agricoltura. I biodinamici sentono l’urgenza di trasferire le loro conoscenze e arricchirle attraverso un’azione nazionale con Università, istruzione e mondo della formazione”.

L’incontro è stato moderato dal direttore di Anabio-Cia, Antonio Sposicchi, che ha rimarcato come nei convegni nei giorni del Sana sia il viceministro Andrea Olivero che il direttore del Mipaaf hanno rimarcato l’interesse del Ministero nello sviluppare azioni a favore della ricerca e della formazione.

Cia e Anabio svolgeranno azione a sostegno di questi obiettivi.

Sposicchi ha quindi annunciato ai partecipanti al focus group che proprio Anabio terrà in autunno un corso di formazione specialistica sull’agricoltura biodinamica per tecnici del sistema dei servizi di consulenza della Cia.


Fonte: Cia nazionale