Non si discute sulla legittimità della iniziativa promozionale di una delle principali catene di discount italiane: mettere in vendita l’anguria il 14 agosto ad 1 centesimo il chilogrammo, in tutti i punti vendita.

Siamo all’interno della legalità. Sembra tra l’altro che l’anguria, sia pagata ai produttori il “giusto prezzo”, come indicato in piccolo nel messaggio pubblicitario; la differenza la mette il discount per i propri clienti.

«Qual è il giusto prezzo? – si domanda Pierpaolo Pasquini, presidente di Cia Agricoltori Italiani Livorno -. Ma l’aspetto che lascia amareggiati e perplessi, è che si fa passare un messaggio sbagliato per il consumatore. Si accredita l’idea che i prodotti agricoli abbiano poco valore. Oggi è il caso dell’anguria, ma vale anche per altri prodotti agricoli. Potremmo citare le pesche nettarine per restare alla attualità o l’olio extra vergine di oliva, svenduto a prezzi che non coprono i costi di produzione, in una perenne campagna promozionale sugli scaffali della Grande distribuzione organizzata».

«Chi è interessato a comprare un olio al giusto prezzo, quando è possibile trovarlo tutto l’anno a prezzi scontati – prosegue Pasquini -. La GDO si può permettere di andare in perdita od in pareggio su di un prodotto, questo non è possibile per il produttore agricolo. Indipendentemente da quanto affermato, le offerte in un modo o nell’altro ricadono sui produttori».

Come Cia Agricoltori Italiani siamo consapevoli che esistono e purtroppo sono in aumento consumatori vicini alla soglia di povertà. Ma è altrettanto vero, che non possono essere i pochi centesimi a fare la differenza.

La scontistica selvaggia crea consumatori opportunisti, che si spostano a seconda delle offerte. Questo fa venir meno la percezione dell’investimento, dell’impegno, del lavoro che sta dietro al prodotto agricolo ed al suo valore alimentare.

Al momento non si intravedono le condizioni per uscire da questa logica perversa, ma le conseguenze sono già evidenti per chi le vuole vedere, anche nel nostro territorio, con la riduzione di superfici coltivate a produzioni ortive, eccellenze della fascia litoranea: in altri termini un territorio che si sta impoverendo.

Questa è la realtà e non la fiaba bucolica del ritorno alla terra, che continua a riscuotere un immotivato successo.


Fonte: Cia Livorno