Grande partecipazione al convegno che si è svolto all’Accademia dei Georgofili, organizzato da Cia Toscana, Accademia dei Georgofili, L’Informatore Agrario

Fare reddito oltre la Pac, una Politica agricola comune che deve produrre reddito per fare investimenti e rendere le aziende competitive sul mercato.

La Pac 2028-2034 con le opportunità per le imprese agricole, è stato il tema del convegno che si è svolto oggi a Firenze, all’Accademia dei Georgofili, organizzato dalla stessa Accademia dei Georgofili, da Cia Agricoltori Italiani della Toscana e L’Informatore Agrario.

Convegno moderato da Antonio Boschetti, diretto de L’Informatore Agrario, con una grande partecipazione di pubblico – oltre cento persone in presenza e altrettante da remoto -, agricoltori provenienti da tutta la Toscana e studenti dell’Istituto agrario di Firenze.

L’agricoltura europea si trova alla vigilia di una svolta profonda. La prossima programmazione PAC 2028-2034 non rappresenterà semplicemente un aggiornamento di capitoli di spesa o strumenti di sostegno, ma segnerà una trasformazione strutturale dell’impostazione stessa delle politiche agricole. Durante l’incontro sono stati protagonisti imprenditori agricoli che hanno raccontato sei case history dell’agricoltura toscana, esempi positivi senz’altro da seguire.

Massimo Vincenzini, presidente Accademia dei Georgofili, ha espresso soddisfazione per la grande la presenza di tanti giovani “perché queste riflessioni e questi momenti in cui parlano magari esperti di età maggiore, sono dedicati a loro”. E sulla Pac? “Bene o male andrà in porto – ha detto Vincenzini – , come abbiamo appena sentito. Il problema credo che sia il riconoscimento dell’agricoltura come asset strategico per tutta l’Europa. Ci confortano i dati sulla percezione da parte dei cittadini: un sondaggio fatto da Eurobarometro ci dice che il 95% dei cittadini europei che hanno risposto ritiene l’agricoltura strategica per il loro futuro. Quindi produzione di cibo, tutela ambientale. Questo è un elemento importante, che deve essere riconosciuto, ma questo deve dipendere anche dalla stampa e da come se ne parla. È una sfida impegnativa, ma non impossibile da affrontare”.

“Ci aspettiamo che la prossima Pac aiuti a creare reddito e filiere per i nostri agricoltori – ha sottolineato il Valentino Berni, presidente Cia Toscana -. In un momento in cui la crisi economica attanaglia il settore, abbiamo bisogno di una Pac che spinga a cercare e trovare il mercato. Una Pac attesa con molte aspettative, che deve creare opportunità di crescita, cosa che la passata programmazione non è riuscita a fare. Servono quindi fondi per aiuti diretti, da utilizzare per ammodernare le nostre aziende e renderle più competitive, avvicinandole sempre più alla trasformazione e alla commercializzazione dei propri prodotti, per essere sul mercato con un prodotto sano, genuino, a un prezzo abbordabile per i cittadini e finalmente ridare valore e reddito ai nostri agricoltori, che sono stati in forte crisi negli ultimi anni. Serve insomma un modello di sviluppo che traguarda un futuro non immediato, ma un futuro molto lontano su cui dobbiamo andare a lavorare per tenere in piedi le nostre aziende” ha precisato Berni.

Ha spiegato la Pac 2028-34 con numeri e dati il professor Angelo Frascarelli, Università degli Studi di Perugia: “Questa Pac all’interno di un Fondo Unico desta delle perplessità, alle organizzazioni agricole, agli agricoltori stessi, alle istituzioni nazionali e regionali. Sul Fondo Unico si va avanti, la Commissione non ha fatto passi indietro. Si è trovato però un accordo con le Regioni e con gli Stati Membri. Cosa implica per le imprese agricole? Non ci sarà più il primo e secondo pilastro e non ci saranno più i titoli all’aiuto. E questo è un cambiamento non banale: il secondo pilastro esisteva da oltre 15 anni e i titoli all’aiuto da oltre vent’anni. Ci sarà qualche novità amministrativa, ma il sostegno rimarrà pressoché lo stesso. Rimarrà il sostegno ad ettaro, che sarà circa di 200 euro ad ettaro, a questo si aggiungerà il sostegno accoppiato. Parliamo sempre di Pac, ma in realtà la Pac non sarà così importante per gli imprenditori agricoli come lo saranno invece fenomeni come la geopolitica, la tecnologia, il clima e i mercati. Queste quattro variabili sono talmente determinanti per le imprese agricole, ben più della Pac, che ci fanno capire che noi andremo in un mondo nuovo e sconosciuto”.

Conclusioni a cura del professor Leonado Casini, Università degli Studi di Firenze: “La situazione degli agricoltori in Italia è critica. Abbiamo degli abbandoni importanti, negli ultimi anni abbiamo perso più di un milione di aziende e vasta parte della superficie agricola. E la situazione nelle aree interne è ancora più problematica, perché all’abbandono già presente ovunque si aggiunge anche il fenomeno dello spopolamento. La Pac, quindi, deve essere utilizzata al meglio. Stiamo aspettando di capire quali saranno le risorse a disposizione per la prossima politica agricola comune. Le idee sembrano buone, bisogna vedere se poi riusciamo a metterle in pratica. In particolare, sembra che molte più decisioni verranno affidate agli Stati Membri: dovremmo essere pronti, come Italia, a riuscire a mettere in atto le massime sinergie possibili fra tutti i fondi che avremo a disposizione, non solo per l’agricoltura, per risollevare il tessuto produttivo, a partire da quello delle aree interne”. E sulla situazione geopolitica internazionale? “Sta continuando a cambiare le carte in tavola – ha detto Casini-: ci sono fenomeni di aumento dei costi degli input produttivi, oltre al cambiamento delle condizioni per l’export. È una situazione complessa e dobbiamo essere bravi a adattarci a queste nuove condizioni”.

AGGIORNAMENTO / Il racconto video dei sei casi di studio sarà disponibile a breve sul sito di Cia Toscana.