L’ape sociale viene prorogata sino al 31 dicembre 2023. Lo strumento, com’è noto, consiste in una sorta di assegno di accompagnamento alla pensione di vecchiaia erogato in favore delle categorie sociali più deboli a partire dai 63 anni di età. Sarebbe scaduto il 31 dicembre 2022 ma con la presente modifica viene prorogato di ulteriori 12 mesi includendo così anche coloro che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2023. Non ci sono modifiche per quanto riguarda le platee degli aventi diritto.

Pertanto restano le quattro attualmente note:

  • a) lavoratori dipendenti in stato di disoccupazione che abbiano esaurito integralmente la disoccupazione indennizzata;
  • b) invalidi con una invalidità civile riconosciuta di almeno al 74%;
  • c) caregivers;
  • d) lavoratori dipendenti addetti alle cd. mansioni gravose o usuranti.

Si rammenta che dal 1° gennaio 2022 il legislatore ha ampliato le platee dei beneficiari. In particolare per i disoccupati è stata eliminata la condizione del trimestre in stato di disoccupazione mentre per l’individuazione dei lavoratori che svolgono attività c.d. gravose è stato introdotto un nuovo elenco delle professioni aventi diritto e per alcune di esse, operai edili, come indicati nel contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti delle imprese edili e affini, per i ceramisti (classificazione Istat 6.3.2.1.2) e per i conduttori di impianti per la formatura di articoli in ceramica e terracotta (classificazione Istat 7.1.3.3), è stata prevista una riduzione a 32 anni del requisito contributivo minimo richiesto (rispetto ai 36 anni).

Le nuove professioni hanno sostituito quelle precedentemente comprese nel Dm 5 febbraio 2018. Per effetto della modifica, lo strumento sarà a disposizione dei lavoratori, nei predetti profili di tutela, che maturano tra il 1° gennaio 2023 ed il 31 dicembre 2023 l’età anagrafica di 63 anni unitamente a 30 anni di contributi (36 per i lavoratori gravosi).

Per le madri il requisito contributivo resta abbattuto di un anno per ogni figlio entro un massimo di due anni (pertanto a seconda dei casi può scendere a 28 o a 34 anni di contributi).

Resta confermato che l’importo dell’ape sociale garantisce un sostegno pari all’importo lordo mensile della pensione maturata al momento della domanda entro un massimo di 1.500 euro al mese per 12 mensilità annue, così come la possibilità di cumulare la contribuzione versata nelle gestioni previdenziali dell’Inps (con esclusione della sola contribuzione presente nelle casse professionali).

La proroga dello strumento ripropone anche il timing nella presentazione all’Inps delle istanze per la verifica delle condizioni di accesso. Anche quest’anno, pertanto, ci saranno tre finestre: 1) dal 1° gennaio al 31 marzo (istanza tempestiva); 2) dal 1° aprile al 15 luglio; 3) dal 16 luglio al 30 novembre (istanza tardiva). Come di consueto resta fermo il principio secondo il quale le domande presentate dopo ciascuna finestra temporale e, comunque, non oltre il 30 novembre saranno prese in considerazione dall’Inps esclusivamente se all’esito del monitoraggio dello “scaglione” precedente residuano le necessarie risorse finanziarie.


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