Sono state depositate le motivazioni della Sentenza della Corte costituzionale, con la quale lo scorso giugno è stato dichiarato illegittimo il mancato riconoscimento dell’incremento al milione (di lire), in favore degli invalidi civili totali di età inferiore a 60 anni.

Ad oggi però nulla può essere fatto per rivendicare quanto sopra, in quanto l’Inps non ha ancora pubblicato la circolare con le istruzioni.

La Corte era stata chiamata a decidere su una questione di legittimità costituzionale, circa l’adeguatezza della pensione erogata ad una persona affetta da tetraplegia spastica neonatale, incapace di svolgere i più elementari atti quotidiani della vita e di comunicare con l’esterno.

Secondo la Corte costituzionale, l’incremento al milione deve essere assicurato agli invalidi civili totali senza attendere il raggiungimento del 60° anno di età, attualmente previsto dalla legge. Il requisito anagrafico fissato dalla legge a 60 anni è irragionevole, in quanto il soggetto totalmente invalido, seppure di età inferiore, si trova in una situazione di inabilità lavorativa che non è certo meritevole di minor tutela rispetto a quella in cui si troverebbe al compimento del 60°anno di età.

La decisione della Consulta avrà effetto solo su una parte degli attuali percettori della pensione di inabilità civile, dato che le soglie reddituali che consentono la concessione dell’incremento al milione, sono diverse da quelle previste per il riconoscimento della prestazione. Gli inabili civili di età compresa tra 18 e 59 anni, potranno ottenere l’incremento della pensione da € 285,66/mese a € 651,51, solo se rispettano i seguenti limiti reddituali:

  • a) € 8.442,85 per il pensionato solo per il 2019 ed € 8.469,63 per il 2020;
  • b) € 14.396,72 per il pensionato coniugato per il 2019 ed € 14.447,42 per il pensionato coniugato.

Per la quantificazione dei suddetti limiti concorrono i redditi di qualsiasi natura, anche quelli esenti da Irpef, con esclusione del reddito della casa di abitazione, delle pensioni di guerra, dell’indennità di accompagnamento e dei trattamenti di famiglia.

Chi non rispetta i suddetti requisiti reddituali continuerà quindi a ricevere la prestazione base di € 285,66/mese nel 2019 e € 286,81 nel 2020.

La Consulta non ha disposto effetti retroattivi al pronunciamento, per cui non sono previsti arretrati, se non dal giorno successivo a quello di pubblicazione della sentenza sulla Gazzetta Ufficiale (01/08/2020), a quando l’Inps erogherà la prima mensilità adeguata.