«Allibiti sono gli agricoltori pistoiesi, gli stessi che subiscono le conseguenze di scelte incomprensibili»

A rimanere allibiti rispetto alle dichiarazioni del presidente di Federcaccia Pistoia – in seguito allo stop di due giorni fa al piano abbattimenti cinghiali in area vocata – sono prima di tutto gli agricoltori pistoiesi, gli stessi che subiscono le conseguenze dirette di scelte incomprensibili.

Se la gestione del cinghiale è una cosa seria, e lo è – sottolinea Cia Toscana Centro -, crediamo che ancora più seria sia la situazione dell’agricoltura toscana, portata avanti da imprenditori e famiglie, che con sacrificio, mettono a disposizione prodotti agricoli di qualità, che hanno reso la nostra regione famosa in tutto il mondo.

Una cosa seria è anche la sicurezza: gli incidenti di caccia, statistiche alla mano, avvengono per la quasi totalità durante le braccate al cinghiale (in area vocata). Il prelievo selettivo degli ungulati è iniziato a Pistoia nel lontano 1998, viene svolto in maniera individuale e con la possibilità di valutare le modalità di tiro.

Portare questo tipo di prelievo in area vocata al cinghiale (principalmente quindi in aree collinari o montane) come minimo potrebbe essere paragonabile a quanto sono pericolose 18 persone (numero minimo per la braccata) dislocate nel bosco.

Cosa seria è anche la regolamentazione di tale prelievo: un apposito disciplinare può essere approvato in una singola seduta del Comitato di gestione, che potrebbe essere convocato anche settimana prossima, volendo.

Cosa seria però sono anche i tempi. La Regione Toscana era pronta ad inviare il Piano ad Ispra per averne il parere e subito dopo per approvare la delibera. Per due mesi, aprile e maggio, sarebbe stato possibile abbattere i cinghiali, in un periodo di estremo rischio di danni all’agricoltura. E cosi non è, grazie a scelte che abbiamo già definito, incomprensibili. Per quei due mesi i cinghiali dormiranno sonni tranquilli. I due ATC di Firenze intanto hanno presentato il Piano in Regione. Vediamo quando partirà il prelievo.

Tutto questo mentre continuano i danni alle colture da parte di cinghiali e caprioli in tutta la provincia di Pistoia. Una situazione aggravata da un 2020 in cui a causa del Covid-19 non si è praticamente mai sparato e con il numero degli ungulati e animali selvatici cresciuto a dismisura e con esso i danni alle colture agricole. Senza considerare gli incidenti stradali, in aumento anche in provincia di Pistoia, causati dalla presenza in sovrannumero dei cinghiali.

La polemica sterile e fine a se stessa, così come una certa dialettica, non ci appartengono per cultura. Rispondiamo sui fatti, fra l’altro avvenuti alla luce del sole, come siamo abituati a fare, per l’unico obiettivo che è quello della tutela del lavoro degli agricoltori pistoiesi e toscani e delle loro famiglie.