Non basta l’emergenza Coronavirus

«Nei giorni in cui il settore agricolo, prosegue quotidianamente con responsabilità, lontano dalla luce dei riflettori il proprio lavoro e rivela anche agli occhi dei più disattenti, la sua funzione fondamentale per la collettività, il repentino abbassamento di temperature, per diverse ore dei giorni 23/25 marzo, e successivamente del 31 marzo e 1 aprile hanno causato pesanti danni anche nella ns. provincia». Esordisce così il presidente di Cia Livorno Pierpaolo Pasquini.

L’abbassamento delle temperature è stato consistente, soprattutto nei valori minimi della notte, con un crollo delle temperature anche di 10/12 gradi centigradi.

Siamo passati in poche ore, da quello che gli esperti avevano definito il secondo inverno più caldo in Italia degli ultimi 200 anni, a temperature di alcuni gradi sotto lo zero, con nevicate che hanno interessato anche a bassa quota, zone interne della nostra regione.

Al momento non è ancora possibile quantificare con esattezza i danni, ma con le colture già in piena germogliazione e con gli alberi da frutto in fiore, non è difficile prevedere che il conto ancora una volta sarà salato.

Sono state interessate le coltivazioni di carciofo  e altre verdure come la fava da orto.

Anche le colture del melone e del cocomero, che nell’area della Val di Cornia vengono messe a dimora già dalla fine di marzo sotto tunnel, hanno subito le conseguenze del gelo.

Per quanto riguarda la viticoltura, i vitigni più precoci sono stati interessati dai danni (Sangiovese, in parte Vermentino), con necrosi dei giovani germogli. La situazione si presenta diversa a seconda del tipo di allevamento adottato e la ubicazione dei vigneti, risultando particolarmente colpiti quelli di fondo valle.

Ed ancora una volta l’agricoltura, la più esposta agli eventi climatici tra le attività produttive, si ritrova a fare la conta dei danni.