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Cia Toscana Centro, il saluto di Sandro Piccini

2018-09-11T14:58:05+00:0011 settembre 2018|

È il nuovo direttore del Consorzio nazionale degli olivicoltori

di Sandro Piccini


Dal primo di agosto sono ufficialmente il nuovo Direttore del Consorzio Nazionale degli Olivicoltori, una grande realtà associativa che a Settembre concluderà il percorso di Fusione con Unasco, diventando la più importante AOP Nazionale di riferimento del mondo dell’olio.

Una realtà associativa ed economica con 60 Associazioni cooperative aderenti in tutte le regioni Italiane e che rappresenta il 44 % del mondo associativo quanto a numero di soci e oltre il 38% di superficie coltivata ad olivo.
Un incarico importante che mi riempie di orgoglio ma anche di responsabilità.

Sono entrato in Confederazione nel lontano 1983, prima in sostituzione di un tecnico alla CIC Toscana e poi dal Marzo 1984 in forza alla Confederazione Fiorentina.

In questi giorni riaffiorano i ricordi di questi anni: dai modelli 740 compilati a mano, le denunce del vino tutte rigorosamente copiate con la carta carbone e poi il ciclostile per le lettere, le riunioni interminabili nelle case del popolo di tutta la provincia, le tante sigarette e le discussioni sul futuro della sinistra nel nostro paese.

Il costante lavoro nel sindacato e nella politica come si usava allora e come ritenevamo giusto fare.

Mi ricordo ancora una delle prime discussioni sullo sviluppo dei servizi dell’organizzazione: se era giusto scommettere sull’acquisto dei terminali per il Ced per le contabilita Iva oppure continuare a effettuare manualmente le registrazioni, altri tempi, molto più lenti di oggi, in cui il lavoro significava tanto impegno anche e soprattutto politico.

Poi nel 1990 la svolta, a soli 29 anni l’elezione a Presidente, un incarico seguito ad una rottura importante all’interno dell’organizzazione; la ristrutturazione, il ricominciare abbandonando vecchi schemi, l’addio immediato alle logiche delle componenti, lo scommettere sui servizi e sulla autonomia dalla politica, queste le prime scelte.
Sono stati gli anni più difficili, per fortuna è stato il periodo in cui ho avuto la fortuna di incontrare tanti colleghi che, come me, hanno pensato di investire nella Confederazione.

Sono stati gli anni della paura di non farcela.

Anni in cui ci siamo sentiti anche soli nell’affrontare i problemi di una Organizzazione considerata da molti dirigenti solo come momento di passaggio e che invece volevamo rendere forte, autonoma e soprattutto capace di renderci orgogliosi.

Anni in cui è stato difficile mantenere salda la Confederazione, creare un giusto spirito e un gruppo coeso, sopportare le tante tensioni per stabilire nuove metodologie di lavoro e investire sulla struttura della Confederazione.

I ricordi mi parlano dei nuovi servizi, dei ritmi diversi, di porre al centro la Confederazione e non altro, di discussioni interminabili per imporre cambi di passo ormai non più rinviabili e poi la scelta dei nuovi colleghi non più dettata dalla politica, ma dalle competenze e dalla voglia di fare.

E poi guardare con soddisfazione come la Confederazione cresceva e di come veniva smentito chi la riteneva prossima alla fine con il finire della mezzadria e la scomparsa delle figure di riferimento degli anni precedenti.

Una crescita in autorevolezza, una Cia sempre più rispettata, sempre più forte, sempre più convinta di potere camminare da sola e di mettersi al centro del dibattito sul futuro dell’agricoltura Fiorentina.

Una partecipazione non più dovuta ad appartenenze politiche ma autonoma, capace di scontrarsi e di sostenere tesi anche scomode ai tavoli istituzionali.

Che soddisfazione abbiamo provato nell’aprire nuove sedi in tutta la provincia, renderle adeguate ai tempi, investire nella nostra capacità di essere fornitori di servizi alla pari degli altri, l’importanza di leggere negli occhi degli agricoltori e dei colleghi che partecipavano alle inaugurazioni l’orgoglio del senso di appartenenza.

Ed infine l’autoriforma, non subita ma anzi vissuta come momento ineludibile e indispensabile per l’organizzazione.
I passi indietro dei funzionari dalla rappresentanza per cederla agli agricoltori, il rendersi conto che così la Cia cambiava e cambiava in meglio e che quello che ritenevamo indispensabile fino al giorno prima diventava altro con semplicità.

Ed poi le nuove sfide, la riunificazione del territorio di Firenze e Prato e l’unificazione con la Cia di Pistoia: una realtà importante molto diversa da quella fino ad allora conosciuta, un’altra agricoltura, altre esigenze, diverse metodologie di lavoro.

Una scelta impegnativa fondata sulla innovazione e sulla convinzione che anche il mondo della rappresentanza deve riorganizzarsi e non può rimanere fermo.

La nascita di una Confederazione Toscana Centro impegnativa sia nella rappresentanza sia nell’organizzazione dei servizi e sia come macchina organizzativa.

La consapevolezza di avere creato un gruppo dirigente capace di continuare sulla strada della ricerca del nuovo e della efficienza dei servizi, coeso e composto da colleghi che mettono in evidenza prima di tutto la Confederazione e che sono capaci di fare gruppo e squadra, questa è stata la vera vittoria.

Insomma oltre trenta anni di esperienza che hanno permesso a me insieme a tanti altri di creare una realtà importante.

Un ringraziamento a chi mi ha accompagnato in questa avventura, a chi è stato parte attiva ed anche a chi si è fatto trascinare, ma soprattutto a quelli con cui ho litigato di più, ma a cui mi unisce una stima profonda e indistruttibile.

Un grazie agli agricoltori che hanno creduto insieme a noi che ci fosse un futuro in una Confederazione che li rappresentasse al meglio, l’avere creato un Confederazione degli agricoltori e non per gli agricoltori credo che sarà uno dei nostri vanti più grandi.

Lascio una organizzazione forte, coesa che ha affrontato tanti passaggi difficili con una unica arma, quella dell’unità, gli auguro di continuare così, con nuovi uomini e donne, con nuove metodologie di lavoro e con un nuovo sistema, perché cosi deve essere e cosi sarà.

A me spetta affrontare il futuro con la disponibilità di sempre e la voglia di fare, cercando di importare un po’ di metodo Toscano “del sapere fare” nel nuovo incarico.

Sarà un impegno importante a cui mi dedicherò con il massimo impegno.

Non è stata una scelta facile lasciare quello che ho fatto da sempre per scommettere su un incarico ed un lavoro diverso e particolarmente impegnativo, ma credo che scommettere su se stessi sia sempre una scelta vincente anche se a volte non è la più semplice.

Ed infine un augurio agli agricoltori che dirigono la Confederazione e che tramite il loro lavoro ed il loro senso di appartenenza continuino nell’opera di valorizzazione del settore, il loro esempio deve essere uno stimolo per tutti gli agricoltori alla partecipazione alla vita associativa.

Ed infine ai Colleghi che continueranno nel loro lavoro quotidiano al servizio del mondo agricolo, lo facciano nella consapevolezza che il loro lavoro non è solo utile al singolo servizio che ognuno svolge ma è molto di più se visto nella cornice di una attività utile alla crescita di un settore primario fondamentale per la nostra vita.


Tratto da Dimensione Agricoltura n. 9/2018

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