La gran parte delle aziende agricole sembra al momento essere esclusa dalla platea dei beneficiari del cosiddetto Dl liquidità, approvato durante l’ultima riunione del Consiglio dei ministri, proprio nel momento in cui all’agricoltura viene richiesto il massimo sforzo produttivo per il Paese”. Lo sottolinea il coordinamento di Agrinsieme, che riunisce Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, a margine del vertice dei ministri durante il quale è stato dato il via libera al decreto legge con disposizioni urgenti per il sostegno alla liquidità delle imprese e all’esportazione, del valore di 400 miliardi di euro.

“Da una prima lettura della bozza attualmente in circolazione, infatti, sembra emergere chiaramente come, per misurare l’entità del finanziamento, si faccia riferimento solo al bilancio delle aziende. Documentazione che è predisposta solo da una parte delle aziende agricole, mentre per altre è prevista una fiscalità diversa. Stesso discorso vale per il Fondo per le Pmi (piccole e medie imprese), che non opera a garanzia delle imprese agricole”, rimarca il coordinamento tra Cia, Confagricoltura, Copagri e Aci, ad avviso del quale “si rende, quindi, necessario che nel Dl liquidità venga contemplato e adeguatamente alimentato il Fondo Ismea che opera in agricoltura, in quanto allo stato attuale il settore primario sembra per la gran parte escluso dagli interventi proposti”.

“A nostro avviso si tratta di una grave dimenticanza e, pertanto, chiediamo l’inserimento di tutte le aziende agricole italiane tra i beneficiari di questa misura. Gli agricoltori, in questo momento di emergenza, sono le fondamenta del Paese -conclude Agrinsieme- perché consentono quotidianamente l’approvvigionamento di cibo fresco a tutti i cittadini e non possono essere assolutamente lasciati indietro”.