AGGIORNAMENTO DEL 18 MAGGIO 2020: «La responsabilità penale che riguarda l’infortunio del lavoratore in caso di contagio da coronavirus, non inciderà sul datore di lavoro». È la dichiarazione rilasciate dal ministro del lavoro, Nunzia Catalfo.

Grazie anche all’intervento di Cia Agricoltori Italiani, l’Inail provvederà all’emanazione di una nuova circolare esplicativa che chiarirà questi aspetti eliminando ogni dubbio.

Quindi non vi sarà alcun automatismo tra il contagio sul lavoro e la responsabilità del datore di lavoro.


I criteri applicati dall’Inail per l’erogazione delle prestazioni assicurative ai lavoratori che hanno contratto il virus sono totalmente diversi da quelli previsti in sede penale e civile, dove è sempre necessario dimostrare il dolo o la colpa per il mancato rispetto delle norme a tutela della salute e della sicurezza

Sul sito internet inail.it, l’Istituto ha cercato di fare chiarezza sul rapporto tra riconoscimento della malattia e conseguenze legali per il datore di lavoro.

Si legge nel comunicato dell’Inail:

Dal riconoscimento del contagio come infortunio sul lavoro non deriva automaticamente una responsabilità del datore di lavoro. Lo precisa l’Inail, in riferimento al dibattito in corso sui profili di responsabilità civile e penale per le infezioni da Covid-19 di cui l’Istituto abbia accertato l’origine professionale.

Non si possono confondere, infatti, i criteri applicati dall’Inail per il riconoscimento di un indennizzo a un lavoratore infortunato con quelli totalmente diversi che valgono in sede penale e civile, dove l’eventuale responsabilità del datore di lavoro deve essere rigorosamente accertata attraverso la prova del dolo o della colpa.

L’ammissione alla tutela dell’Istituto non ha alcun rilievo in sede penale e civile. L’ammissione del lavoratore contagiato alle prestazioni assicurative Inail non assume, quindi, alcun rilievo né per sostenere l’accusa in sede penale, dove vale il principio della presunzione di innocenza e dell’onere della prova a carico del pubblico ministero, né in sede civile, perché ai fini del riconoscimento della responsabilità del datore di lavoro è sempre necessario l’accertamento della colpa nella determinazione dell’infortunio, come il mancato rispetto della normativa a tutela della salute e della sicurezza.

Per le tante modalità di contagio e la mutevolezza delle prescrizioni difficile configurare violazioni. La molteplicità delle modalità del contagio e la mutevolezza delle prescrizioni da adottare nei luoghi di lavoro, che sono oggetto di continui aggiornamenti da parte delle autorità sulla base dell’andamento epidemiologico, rendono peraltro estremamente difficile configurare la responsabilità civile e penale dei datori di lavoro.


Prima versione dell’articolo: 16 maggio 2020, ore 11:57