Per la terza giornata di Cia in Expo, la Confederazione chiede di affidare alle imprese agricole la tutela del patrimonio monumentale rurale: “Abbiamo già chiesto al ministro Franceschini di poter realizzare progetti di riqualificazione di aree importanti sul territorio nazionale. Un patrimonio trascurato di luoghi che, se riportati alla luce, garantirebbero una ripresa del settore e nuovi posti di lavoro”.

Tutto questo accade oggi all’interno dell’Auditorium di Palazzo Italia, con la giornata confederale scandita dal tema “Biodiversità tra cultura e saperi, patrimonio degli agricoltori e dei consumatori”: biodiversità intesa anche come articolazione del paesaggio rurale. Il tema è di fortissima attualità, perché giova ricordare che l’Italia ha un oggettivo gap tra dotazione patrimoniale e capacità di conservazione, gestione e promozione del suo patrimonio. Per questo gli agricoltori possono diventare le “sentinelle del bello” ma anche i promotori dei “valori territoriali”.
Basti pensare che sono 130 i paesaggi rurali artistici censiti, che su 51 siti Unesco (l’Italia ha il record mondiale) ben la metà sono in ambito rurale e che circa il 40% del patrimonio monumentale e il 60% di quello archeologico si trova in contesti non urbani. E’ una proposta, quella dell’agricoltore custode anche del patrimonio storico-archeologico, che la Cia ha già avanzato al ministro Dario Franceschini e che oggi viene rilanciata in Expo proprio per affermare la centralità agricola come costituente della nostra civiltà, in una visione di multifunzionalità e di incremento di reddito per le imprese agricole.
L’occasione è la tavola rotonda “ad hoc” che si è tenuta questa mattina, dal titolo esplicativo: “Coltiviamo l’arte: l’agricoltura per la gestione del patrimonio archeologico e artistico nel territorio”. Ne hanno discusso Alberto Giombetti, responsabile delle Relazioni esterne e territoriali di Cia; Onofrio Cutaia, direttore generale Turismo – ministero dei Beni e delle Attività culturali; Sandra Manara del Mibact per l’Emilia-Romagna; Carla Danani dell’Università di Macerata; gli imprenditori agricoli Alessio Guazzini, Raffaele Rochira e Roberto Damonte che già ospitano all’interno dei loro terreni siti di grande interesse storico, culturale, paesaggistico che “manutengono” e valorizzano.
“Gli agricoltori tornano a candidarsi a custodi del patrimonio di beni archeologici e culturali disseminati sul territorio nazionale -rimarca la vicepresidente nazionale della Cia, Cinzia Pagni, chiudendo la tavola rotonda- molti dei quali oggi in stato di abbandono. La nostra non è solo un’idea, ma un progetto avanzato alle istituzioni assieme a Turismo Verde”. Perché “tra le attività connesse proprie dell’impresa agricola multifunzionale, individuiamo la possibilità di gestire centinaia di beni archeologici e culturali anche al di fuori della disponibilità dei terreni aziendali. Questo attraverso una specifica convenzione con il ministero dei Beni culturali. Siamo da sempre sensibili alla salvaguardia delle risorse ambientali e culturali, oltre a un uso sostenibile del suolo -conclude Pagni-. La Cia intravede all’orizzonte grandi spazi di fattibilità, con vantaggi sostanziali sia in termini culturali che pratici ed economici, con siti riportati alla luce nel loro splendore, manutenuti adeguatamente, che genererebbero nuovo turismo, quindi indotto, economie e posti di lavoro”.
Fonte: Cia nazionale


