La Confederazione italiana agricoltori partecipa alla giornata del latte di Expo affermando il valore della biodiversità, delle produzioni biologiche e del benessere animale come pilastri della qualità, per la valorizzazione massima della filiera lattiero casearia. Le aziende della Cia al Biodiversity park offrono formaggi d’alpeggio e mostrano la filatura della mozzarella.
La Cia partecipa attivamente alla giornata del latte organizzata per domani 29 maggio da Expo. A Milano nello spazio del Biodiversity park -di cui la Cia è main partner- le aziende associate alla Confederazione presenteranno i formaggi di alpeggio sia vaccini che caprini e daranno dimostrazione in diretta della “filatura” della mozzarella. Che prima di essere un processo produttivo è un sapere artigiano ma ancora di più in rito della nostra civiltà rurale. L’Italia è peraltro l’unico paese che abbia codificato la produzione di formaggi a pasta filata.
“La giornata del latte -commenta Cinzia Pagni vice presidente vicario della Cia- è per noi l’occasione di ribadire con forza i punti qualificanti della nostra azione: la biodiversità per la qualità, l’agricoltura multifunzionale e come custode dell’ambiente che significa nel caso del latte la difesa degli ambiti di pascolo e l’affermazione del benessere animale oltreché il recupero della biodiversità zootecnica, la valorizzazione delle filiere per assicurare il giusto reddito alle imprese agricole. Noi siamo consapevoli che senza biodiversità non c’è qualità, senza qualità non c’è valore, senza filiera non c’è reddito. E con orgoglio oggi diciamo che il nostro latte è biodiverso. E da qui bisogna ripartire per ridare valore alla filiera lattiero-casearia”.
Proprio nella giornata del latte la Cia ripropone la necessità di tutelare e ampliare il valore della nostra zootecnia, soprattutto di quella di montagna, spostando l’accento dalla quantità alla qualità.
L’Italia è il paese che vanta il più ampio numero di formaggi (sono 380 quelli censiti) e il paese che ha più formaggi protetti da Dop (42) tra i quali campioni del made in Italia come il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano, l’Asiago, il Provolone, il Gorgonzola, i Pecorini. Ma è anche il solo Paese che produce pasta filata (mozzarella, fiordilatte, provolone, scamorza) e quello con il maggior numero di formaggi ovicaprini. Questo patrimonio è frutto proprio della biodiversità. Sono i diversi ambienti di pascolo degli animali, ma anche i microclimi di affinamento dei formaggi, sono le diverse razze presenti in Italia che hanno determinato questa “antologia di eccellenze” che l’abilità degli agricoltori ha trasformato in ricchezza culturale, in sapienza del fare e in valore economico.
La filiera lattierocasearia in Italia vale all’incirca 15 miliardi, ma accanto ai giganti produttivi sono moltissime le microimprese che custodiscono e perpetuano produzioni ad altissimo valore aggiunto sia materiale che immateriale. E la biodiversità è il pre-requisito perché tutto questo si mantenga e si sviluppi.
Biodiversità significa ritrovare e perpetuare il valore della giornata di latte, quando si compravano i formaggi a seconda di dove avevano pascolato gli animali, biodiversità significa mantenere i valori delle transumanze, biodiversità significa ottenere latti con valori nutrizionali più elevati, biodiversità significa tutelare, recuperare e rilanciare le razze antiche per incrementare la qualità dei formaggi. Come è il caso ad esempio della vacca Burlina o della Rossa Reggiana, delle pecore amiatine o delle capre nane. Su questo fronte la Cia è da sempre impegnate e su questo fronte le aziende della Cia hanno dato uno straordinario contributo. Sia perché attraverso la filiera completa allevamento-trasformazione-agriturismo moltissime realtà produttive hanno trovato migliore redditività e mantenuto il presidio agricolo anche a tutela dell’ambiente, sia perché sono state riattivate filiere produttive ormai in via di esaurimento e sono state recuperate razze in via di estinzione. E’ il caso per esempio del latte di asina che è tornato ad essere prodotto sia per l’alimentazione che per la cosmesi, è il caso del latte di bufala maremmana o sarda, è il caso sempre in Montiferru del recupero del bue rosso per la produzione del casizzolu, è il caso della Grigia Alpina o della Pezzata di Oropa o della Sarda-Modicana tra le vacche, dell’Argentata dell’Etna o della Garfagnina tra le capre, ancora della Cadorina, della Casentinese e della Carnica tra le pecore.
E’ questo il latte biodiverso della Cia di cui all’Expo si avrà compiuta rappresentazione. Ma un latte che pone la questione centrale del recupero del valore della zootecnia non come mera produzione di quantità di latte ma come qualificazione del valore del mondo rurale e del suo ambiente.
Qualche numero sul latte fresco:
- immancabile sul 73 per cento delle tavole delle famiglie italiane
- la spesa dei consumatori ammonta a circa 2 miliardi l’anno
- lo producono circa 37 mila aziende
- circa 7 italiani su 100 consumano latte “Bio”
Qualche numero sui formaggi:
- impegnate circa 2 mila imprese casearie con 25 mila addetti
- oltre 15 miliardi di euro di fatturato con 2,7 milioni di tonnellate di latte alimentare lavorato
- più di 1 milione di tonnellate di formaggi
- 1,6 miliardi di vasetti di yogurt
- 160 mila tonnellate di burro
- circa 80 mila tonnellate di formaggi esportati. 46 i formaggi Dop
- l’Italia è leader in Europa con il 25 per cento dei formaggi a denominazione di origine
- la vendita dei formaggi “Bio” è cresciuta di circa il 25 per cento negli ultimi 10 anni


