
Per Agrinsieme si tratta di una restrizione inaccettabile che penalizza gli allevamenti andando, tra l’altro, contro la logica dei regolamenti europei sui pagamenti accoppiati, che è quella di sostenere settori in difficoltà.
L’altra restrizione retroattiva, ad avviso del coordinamento tra Cia, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative agroalimentari, riguarda “l’agricoltore attivo”: il decreto ministeriale prevede che tutte le partite Iva attivate in campo agricolo dopo il 1° agosto 2014 devono dimostrare di rispettare le condizioni dell’art.13 del regolamento Ue 639/2014, cioè che l’attività agricola “non sia insignificante”.
Questa nuova versione modifica in modo significativo – commenta Agrinsieme – i deliberati precedenti e crea pesanti oneri burocratici, perché comporta, per gli agricoltori che ricadono in questa condizione, la verifica dei ricavi agricoli ed extra agricoli. Peraltro, i criteri per definire che l’attività agricola sia “insignificante” non sono del tutto definiti dai regolamenti comunitari e quindi permangono margini di incertezza.
Agrinsieme si oppone fortemente a queste misure e sta verificando la possibilità di un’azione in sede comunitaria su un provvedimento che appare discriminatorio perché crea disuguaglianze tra “tipologie” di agricoltori.


