Per la Cia è inammissibile parlare di farina 100% italiana se ottenuta anche in parte con materia prima straniera. Così si annullano i nostri sforzi a favore delle produzioni nazionali e si fa cattiva informazione.

22 marzo 2017 – Far passare per pasta italiana quella ottenuta con farine di grano straniero offende l’intelligenza dei consumatori e vanifica gli sforzi profusi da tutte le organizzazioni agricole a sostegno delle produzioni nazionali. Così la Cia-Agricoltori Italiani sulle dichiarazioni rilasciate dal presidente di Italmopa Ivano Vacondio.

Nella stessa intervista, il numero uno dell’Associazione industriali mugnai d’Italia parla dell’obbligo di importare grano estero per coprire il fabbisogno del settore e poi di farine “100% Made in Italy”.

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È ovvio che qualcosa non torna – osserva la Cia -. Ma in questo modo si danneggiano i cittadini, presi in giro da un’informazione davvero poco trasparente, e si colpiscono ancora una volta i nostri produttori di grano che devono competere con un forte import dai paesi stranieri mentre continuano a lottare con prezzi sui campi non remunerativi.

Basti pensare a quanto successo quest’estate, quando gli agricoltori sono stati oggetto di una speculazione senza precedenti, con il grano duro pagato 18 euro al quintale (il prezzo di 25 anni fa), largamente al di sotto dei costi produttivi, e con perdite fino al 50% sulla campagna precedente.


Fonte: Cia nazionale