Entro lunedì 28 febbraio (la scadenza del 27 cade di domenica, per cui slitta al giorno successivo), alcune imprese agricole devono inviare all’Agenzia delle Entrate sezione Territorio (ex catasto), un’istanza per chiedere la revisione delle tipologie colturali rilevabili in visura catastale, altrimenti acquisite definitivamente dalla medesima Agenzia.
È un adempimento necessario ed ormai ricorrente da diversi anni. Con l’obiettivo (anche) di semplificare gli adempimenti per le imprese agricole, l’Agenzia delle entrate acquisisce le variazioni colturali rilevate in seguito alla presentazione ad Artea/Agea, delle dichiarazioni di richiesta di intervento a sostegno delle produzioni (ma non solo), in sostituzione dell’altrimenti dovuto modello 26.
Con il modello appena citato infatti, l’impresa dovrebbe comunicare all’Agenzia delle entrate le stesse variazioni, in ogni circostanza in cui varia la tipologia catastale delle coltivazioni impiantate. Se ad esempio, in un terreno catastalmente censito come “pascolo cespugliato” viene impiantato un oliveto, l’impresa deve comunicarlo all’Agenzia tramite il suddetto modello 26. Se la stessa impresa presenta una dichiarazione (o pratica) ad Artea/Agea, può non presentare il modello 26, perché l’aggiornamento avverrà in automatico ed altrettanto in automatico verrà aggiornata la visura catastale. Varieranno sia il reddito dominicale (inerente la proprietà), che il reddito agrario (inerente la conduzione).
Nell’esempio appena fatto, l’aumento della rendita influirà nella dichiarazione dei redditi inerente l’anno di dichiarazione ad Artea/Agea, così come per l’eventuale variazione della fascia contributiva Inps di Cd/IAP (da comunicare specificatamente) e per l’IMU, quest’ultima a decorrere dall’anno successivo alla stessa dichiarazione.
Ancora un esempio. Se la stessa impresa, nell’ambito di un’ordinaria rotazione colturale, nel terreno catastalmente censito come “seminativo” ha dichiarato ad Artea/Agea di impiantare per quell’anno, una coltivazione irrigua a pieno campo, la variazione automatica classificherà catastalmente quel terreno come “orto irriguo” ed i redditi dominicale ed agrario, schizzeranno alle stelle (!) con tutte le conseguenze sia per la dichiarazione dei redditi, che per l’IMU, che per la fascia contributiva Inps di CD/IAP.
Fin qui (si fa per dire), la “semplificazione”. Di tali variazioni però, l’Agenzia delle entrate non deve dare comunicazione specifica ai diretti interessati: l’elenco dei dati catastali (non dei nomi e cognomi o della denominazione), fogli e particelle variati quindi, viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale e nell’Albo dei comuni e questo vale come notifica.
Sta all’imprenditore accertarsi se è stato interessato o meno dalle variazioni in commento. Mission impossible, per utilizzare un titolo di un film che è più che appropriato nella circostanza in commento. Grazie alla disponibilità dell’Agenzia delle entrate, sollecitata in tal senso dalla struttura nazionale di Cia e grazie alla disponibilità e professionalità di un collega di Cia Toscana, siamo riusciti ad incrociare con i nostri archivi quelle decine e decine di migliaia di particelle variate ed a individuare i soggetti interessati dalle variazioni.
Nei prossimi giorni contatteremo per primi coloro che hanno le variazioni economicamente più rilevanti, intervenendo poi per tutti gli altri. Tenuto conto del ravvicinato termine di scadenza, raccomandiamo a chi verrà contattato di assicurarci la massima disponibilità e collaborazione, altrimenti non potremo che intervenire successivamente al 28 febbraio e comunque entro il 28 aprile, ma con un aggravio burocratico e finanziario per l’impresa. (c.t.)


