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di Cristiano Pellegrini
Se ci sarà un nuovo Governo, sarà un esecutivo del Presidente. Questo hanno detto le consultazioni del Presidente del Consiglio dei ministri incaricato Mario Draghi avviate, su incarico del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dopo la caduta del Governo Conte bis.
Settimane di fuoco quelle andate in scena tra Camera, Senato, Palazzo Chigi e il Quirinale in cui si è assistito al consueto gioco delle parti dei leader dei partiti fino ad un vero e proprio teatrino che solo l’intervento risoluto e fermo del presidente Mattarella è riuscito a far terminare, rimettendo al centro della discussione le priorità e le emergenze che il Paese ha l’obbligo di affrontare con sempre maggiore urgenza: un piano vaccinale efficace e risposte sul piano economico.
Sotto il profilo sanitario, i prossimi mesi saranno quelli in cui si può sconfiggere il virus oppure rischiare di esserne travolti. Questo richiede un governo nella pienezza delle sue funzioni per adottare i provvedimenti via via necessari e non un governo con attività ridotta al minimo, come è inevitabile in campagna elettorale. Lo stesso vale per lo sviluppo decisivo della campagna di vaccinazione, da condurre in stretto coordinamento tra lo Stato e le Regioni.
Sul versante sociale – tra l’altro – a fine marzo verrà meno il blocco dei licenziamenti e questa scadenza richiede decisioni e provvedimenti di tutela sociale adeguati e tempestivi, molto difficili da assumere da parte di un Governo senza pienezza di funzioni, in piena campagna elettorale. Entro il mese di aprile va presentato alla Commissione Europea il piano per l’utilizzo del Recovery Fund, i grandi fondi europei; ed è fortemente auspicabile che questo avvenga prima di quella data di scadenza, perché quegli indispensabili finanziamenti vengano impegnati presto. E prima si presenta il piano, più tempo si ha per il confronto con la Commissione. Questa ha due mesi di tempo per discutere il piano con il nostro Governo; con un mese ulteriore per il Consiglio Europeo per approvarlo.
Occorrerà, quindi, successivamente, provvedere tempestivamente al loro utilizzo per non rischiare di perderli. Un governo ad attività ridotta non sarebbe in grado di farlo. Per qualche aspetto neppure potrebbe. E non possiamo permetterci di mancare questa occasione fondamentale per il nostro futuro. Tutte queste preoccupazioni sono ben presenti ai nostri concittadini, che chiedono risposte concrete e rapide ai loro problemi quotidiani.
In tutto questo l’agricoltura, dal 13 gennaio scorso, con le dimissioni di Teresa Bellanova è senza un ministro. E non c’è più tempo da perdere. Serve un piano di ripartenza che veda protagoniste le aree rurali d’Italia e tutto il comparto. Per la rinascita del Paese c’è bisogno, prima di tutto, di attuare una vera stabilità politica e di varare le riforme necess arie per il rafforzamento dell’apparato produttivo.
Con un’adeguata riscrittura del Recovery Plan occorrerà rimettere in moto una rete di protezione sociale e ricreare nel Paese quel circolo virtuoso economico rimasto da troppo tempo bloccato. In questo momento serve, infatti, un piano di ripresa e resilienza che riprogetti il futuro – così come suggerito dalla confederazione nell’ultima assemblea nazionale -, che includa gli investimenti per modernizzare la Pubblica amministrazione e le risorse da dedicare a sanità, infrastrutture e digitalizzazione. Auspichiamo, inoltre, che al Governo si raccolgano le più alte competenze professionali per realizzare in tempi rapidi questo ambi zioso programma economico, una volta sconfitto il virus con un piano vaccinale serio e credibile.
“Il tema che abbiamo davanti – ha sottolineato il presidente Dino Scanavino – è il futuro dell’Italia. Gli investimenti sono fondamentali perché tutto il Paese, comprese le aree interne e svantaggiate, possano partecipare alla rinascita’’. Così come sul tema del lavoro occorrono politiche attive efficaci, superando gli approcci assistenziali fin qui avuti. La ripresa dipenderà dalla capacità di interpretare il cambiamento, cogliendo le opportunità delle strategie programmate, a partire dal Green Deal europeo, dove l’agricoltura, in sinergia con le altre risorse economiche dei territori, è chiamata a svolgere un ruolo da protagonista. Un percorso che Cia – conclude Scanavino – sta portando avanti con convinzione, nonostante le avversità determinate dalla pandemia”.
Tratto da Dimensione Agricoltura n. 2/2021

