Il presidente della Cia di Grosseto e vicepresidente Cia Toscana Enrico Rabazzi ha parlato di Expo come di «un successo a metà per chi doveva essere il vero protagonista dell’Esposizione Universale: il mondo agricolo»

10 novembre 2015 – «Conclusa la grande kermesse di Expo Milano 2015 ora il momento è quello dei bilanci. È innegabile che con una media di 120 mila visitatori al giorno l’evento possa definirsi riuscito, e questo anche perché è stato un momento di condivisione e commistione tra diverse culture, tradizioni, produzioni e modi di intendere e vivere il quotidiano. Ciò che invece in parte rammarica è che il mondo agricolo, in senso stretto, non abbia avuto quella risonanza e quel ruolo che avrebbe dovuto avere di diritto in una manifestazione internazionale il cui tema era Nutrire il pianeta». È il commento del vicepresidente regionale e Presidente Cia Grosseto Enrico Rabazzi a conclusione dell’Esposizione Universale di Milano.

«Dato che il tema era il cibo e che il cibo arriva dall’agricoltura crediamo – spiega Rabazzi – che l’appuntamento avrebbe dovuto essere più incentrato sulle sue problematiche e sulle possibili soluzioni. Ci sono stati incontri e dibattiti ma soprattutto per tecnici ed esperti. I visitatori sono stati coinvolti soprattutto in colorate manifestazioni che poco hanno aggiunto alla tanto diffusa quanto errata idea che in agricoltura tutto è bello e facile. Un esempio: il settore cerealicolo, settore strategico dal punto di vista alimentare ma non solo. Oggi con i 20 euro per ogni quintale di grano questo settore è in netta perdita, e questo malgrado un aumento anche di pochissimi centesimi per ogni pacco di pasta porterebbe un aiuto che potrebbe fare la differenza».

«In provincia di Grosseto – continua il Presidente – circa il 70% delle imprese agricole registrate in Camera di Commercio vivono di cerealicoltura, ma in realtà quasi tutte le aziende producono cereali, basti per esempio pensare alle aziende zootecniche. La testimonianza che il settore è al collasso è data dal fatto che per coltivare un ettaro di grano, oggi, il costo è di circa 1100 euro, per recuperare tale cifra servirebbe un guadagno (con le dovute differenze da territorio a territorio) di 35 euro a quintale circa. Un miraggio. Va ricordato che negli ultimi anni i costi sono aumentati di un 45-50% causando un crollo del reddito medio del 17% e se a questo aggiungiamo i danni provocati dagli ungulati le prospettive sono davvero preoccupanti Fino a qualche anno fa la nostra provincia produceva oltre seicento mila quintali di grano duro oltre ai cereali mini, oggi la produzione non arriva a 300 mila».

«Ecco – conclude Rabazzi – all’Expo tutto questo avrebbe dovuto emergere con maggiore forza e su larga scala coinvolgendo il Governo e l’Europa senza escludere le molte scolaresche in visita. Non nego che molti incontri ci siano stati e anche di un certo livello, ma manifestazioni folcloristiche fatte con bandiere gialle e slogan d’effetto hanno fatto passare, a dir nostro, un messaggio poco realista del nostro settore, dei suoi problemi e dei reali rischi per tutto il pianeta se a breve non si troveranno soluzioni. Ancora una volta la voglia di primeggiare, vedute diverse e posizioni contrastanti hanno fatto perdere un’importante occasione a tutto il mondo agricolo italiano».


Fonte: Cia Grosseto[/fusion_builder_column][/fusion_builder_row][/fusion_builder_container]