«Per 9 voti il Senato ha respinto l’abolizione dell’Imu agricola. Ora sappiamo chi sono quelli che quando si tratta di promettere sono campioni, ma quando si tratta di mantenere quelle promesse si dileguano. È vergognoso il gioco delle parti e la strumentalizzazione che ci sono stati dietro a questa vicenda. Maggioranza ed opposizione si sono appropriati dei nostri problemi per lanciarsi a vicenda l’accusa di voler mettere in ginocchio l’agricoltura, ma al momento della verità chissà perché i nostri problemi sono passati in secondo piano». Sono le parole di Enrico Rabazzi, vicepresidente Cia Toscana e presidente Cia Grosseto, poco dopo la bocciatura da parte del Senato dell’abolizione dell’Imu agricola.
«Una cosa è certa: la prossima volta che saremo chiamati a votare ne terremo conto (e noi agricoltori abbiamo una buona memoria!) – continua Rabazzi -. Tra i senatori che hanno portato a questo risultato anche alcuni assenti, più o meno giustificati, tra i quali Altero Matteoli e Denis Verdini entrambi toscani che hanno girato il nostro territorio in lungo e in largo e che sanno benissimo che l’Imu sarà un ulteriore passo verso l’abbandono definitivo del settore».
«Cari senatori – conclude Rabazzi – voi sapete che lo Stato si è già appropriato dell’Imu e che se noi continuiamo sulla linea di “non pagare” facciamo ricadere il peso sulle amministrazioni locali costringendole a tagliare servizi essenziali. Mi domando se questi stessi senatori che dicono che tassare i ricchi, i soldi portati all’estero o abolire gli enti inutili sarebbe giusto, ma non servirebbe perché “sono pochi”, abbiano intenzione di decimare gli agricoltori: allora tassarli sarà giusto, ma non servirà… perché “saranno pochi” anch’essi».
A cura di Cia Grosseto


