L’editoriale del numero di febbraio 2017 di Dimensione Agricoltura pubblicato all’interno del “focus grano”

di Giordano Pascuccidirettore Cia Toscana

7 febbraio 2017 – Anche il 2016 ha fatto registrare una significativa perdita di reddito per molte imprese, le cause sono molteplici, tra queste la volatilità dei prezzi è una causa ricorrente a partire dal settore cerealicolo.

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Infatti analizzando il risultato dei dati diffusi recentemente da Ismea sull’andamento delle quotazioni agricole all’origine a fronte di una perdita media dei prezzi del 5,2 % quelli cerealicoli hanno avuto un ribasso medio del 12%, arrivando a quotazioni minime di 16-18 euro al quintale.

A queste condizioni non si può produrre, o meglio non si può continuare a coltivare cereali con la certezza che dopo la raccolta verrà registrata una perdita secca di 300-400 euro ad ettaro.

Lo scenario è completamente diverso se analizziamo le performance dell’agroalimentare italiano e toscano, cresce, cresce sui mercati interni, comunitari ed internazionali. Se cerchiamo interconnessioni tra produzione agricola, cereali, e prodotto finito, pane, pasta, dolci, biscotti e affini, troviamo poco; sono limitate le filiere regionali, anche parziali, che partono dall’origine al prodotto finito, piccole percentuali o produzioni di nicchia.

La situazione è nota, così come le problematiche e le opportunità, è un campo di lavoro sul quale rafforzare e concentrare le nostre attenzioni ed attività. Sono tante le iniziative intraprese dalla confederazione a tutela dei produttori, molteplici le proposte rimesse all’attenzione delle istituzioni, del governo, dei ministri, delle regioni, dei soggetti della filiera. Alcune prime, parziali ed insufficienti risposte sono arrivate. Ma questo non basta ad invertire la tendenza.

Senza prospettive di redditività si smette di seminare cereali con gravi ripercussioni sul territorio, sul paesaggio, sull’ambiente, sull’economia in generale.

Le attuali criticità vanno affrontate e superate mettendo in campo un insieme di interventi e di impegni concreti, a partire dal sostegno e divulgazione di aspetti innovativi e di ricerca, mettendo a punto linee di intervento specifiche che favoriscano il rilancio e le prospettive del settore attraverso una adeguata valorizzazione della tipicità, della qualità e della tracciabilità che puntino a riconoscere adeguatamente il ruolo dei cerealicoltori sul piano produttivo, economico, sociale ed ambientale.

Ma oltre agli interventi normativi ed ai sostegni finanziari le azioni più incisive vanno indirizzate in: informazioni, regole e trasparenza nel mercato, crescita e sviluppo della capacità produttiva ed organizzativa dei cerealicoltori, rafforzamento e strutturazione delle filiere.

Il consumatore va messo effettivamente in condizione di selezionare i prodotti in base alle informazioni in etichetta, nella condizione di effettuare un acquisto consapevole e responsabile. Compro questa pasta o pane perché? Ha delle caratteristiche organolettiche specifiche, è ottenuta attraverso un processo ecosostenibile, come l’integrato o il biologico, il grano è di origine toscana, italiana, oppure è un bland.

I consumatori hanno bisogno di molteplici informazioni per fare scelte effettivamente consapevoli e per valutare se c’è un equilibrio tra “qualità” e prezzo.

Un grosso lavoro ci aspetta anche per le produzioni. Rimettere a coltura circa 100mila ettari, dismessi negli ultimi dieci anni, recuperare produttività; le rese medie sono calate e più basse del trend nazionale e mondiale, quindi innovazione, sperimentazione e ricerca sulla varietà, incentivare la meccanizzazione dalla semina alla raccolta, alla precision farming. Il rilancio sul fronte produttivo va accompagnato da uno sviluppo e diffusione della aggregazione dei produttori, dalla cooperazione alle Organizzazione dei Produttori per affrontare insieme le sfide del mercato e per strutturare le filiere.

Ancora è un punto debole sul quale investire, scommettere ed agire. È un fronte sul quale promuovere un diffuso e partecipato confronto, a partire dai produttori, per trovare insieme le migliori soluzioni, i percorsi più virtuosi.
Rafforzare l’organizzazione economica dei produttori è una priorità che risulta strategica per rafforzare e strutturare le filiere a partire dalla realtà toscana.

Il nostro agroalimentare è in buona salute e, quando fonda il proprio successo sull’origine toscana delle materie prime, ha ancora più successo, sia come penetrazione sul mercato che come prezzo.

Può essere una vera opportunità, vanno messe in connessione le diverse fasi della filiera, rafforzare le relazioni, la contrattualistica, con strategie pluriennali che riconoscano ad ogni soggetto il valore del proprio lavoro, a partire dall’agricoltore.

Le nostre (dovrebbero essere di tutti i soggetti della filiera) priorità per il futuro sono il rilancio e lo sviluppo delle colture cerealicole, la diffusione dei contratti di filiera pluriennali con azioni efficaci per la stabilizzazione dei prezzi e la redistribuzione delle catene del valore sono le priorità.

In questa direzione valutiamo positivamente l’imminente emissione da parte della Regione Toscana di nuovi bandi Psr sui Progetti Integrati di Filiera; una opportunità concreta per gli agricoltori ed i soggetti della filiera dei diversi comparti della nostra regione, a partire da quello cerealicolo per rafforzare l’aggregazione, le relazioni e le filiere “toscane” attraverso la valorizzazione ed adeguato riconoscimento economico di tutte le fasi da quella produttiva alla distribuzione.

Obiettivi concreti, impegni sostenibili, progettualità efficaci, relazioni stabili sono alcune delle nostre direttrici di lavoro per il futuro. Da una parte una efficace e determinata azione politico sindacale a difesa e sostegno dei cerealicoltori in tutte le sedi, e di tutti gli agricoltori; dall’altra mettendo in “campo”, anzi in filiera, un concreto supporto di animazione, consulenza e progettuale. Queste sono le sfide e gli impegni per il futuro della Cia Toscana per dare forza e valore al lavoro di migliaia di imprenditori che fanno ricca, attrattiva e bella la Toscana.


Tratto da Dimensione Agricoltura n. 2/2017

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