Sembra sempre più vicina la legge regionale sulla gestione degli ungulati selvatici: la Regione Toscana ha infatti annunciato una modifica della legge 157/1992 oppure il varo di un provvedimento appositamente pensato per caprioli, cinghiali, daini e cervi, al fine di intervenire immediatamente sulla gestione faunistico-venatoria e tutelare concretamente l’agricoltura e l’equilibrio ambientale del territorio.

Stando a quanto si apprende, la legge obiettivo avrà una validità limitata nel tempo – indicativamente di tre anni – per permettere di verificare i risultati ottenuti con la sua entrata in vigore. Dovrà prevedere parametri misurabili, quali la densità di ungulati in zone campione e l’incidenza dei danni, sempre in zone individuate con chiarezza.
Per i monitoraggi saranno coinvolti istituti scientifici a livello nazionale, come l’Ispra, che effettueranno una rilevazione e una lettura imparziale dei dati.
Una volta avuto chiaro il quadro, sarà delineato un piano di interventi che vedrà la rivisitazione delle cosiddette ‘aree vocate’ e di quelle ‘non vocate’, da inserire nel prossimo Piano faunistico venatorio regionale e per le prime sarà prevista l’applicazione delle linee guida definite dall’Ispra.
Tra le proposte più interessanti, quella di attivare il controllo della fauna anche in assenza del danno, su richiesta dell’agricoltore, nel momento in cui ritenga le proprie coltivazioni a rischio a causa di un’alta presenza di ungulati.
Per quanto concerne le aree protette di competenza regionale e provinciale, dovrà essere prevista una metodologia di contenimento dei capi in esubero, per uniformare l’intervento su tutto il territorio regionale, che dovrà essere gestito in maniera complessiva, senza lasciare zone dove le specie possano proliferare indisturbate.
Infine, è prevista la creazione di una filiera – con eventuale marchio Dop regionale – per la gestione delle carni di questi animali, al fine di creare una rete di commercializzazione delle pregiate carni di selvatici, molto richieste peraltro dal mercato.
Tratto da Dimensione Agricoltura n. 10/2015

