«È stato alzato un polverone qualche mese fa, molte delle nostre aziende sono state messe sotto la lente d’ingrandimento e accusate di essere complici del fenomeno. Ora la questione, tutt’altro che risolta, rischia di passare in secondo piano. Dove non c’è rispetto del lavoro non possono nascere prodotti di eccellenza». Sono le dichiarazioni del presidente Cia Grosseto e vicepresidente Cia Toscana Enrico Rabazzi.

ciatoscana_enricorabazzi_01_800x6002 febbraio 2015 – «Come Cia torniamo a ribadire la nostra volontà a combattere con ogni mezzo lecito il fenomeno del caporalato. Una tragica piaga che assume importanza a seguito di qualche scoop giornalistico ma che cade nel dimenticatoio subito dopo. Le morti nei campi sono invece una realtà deplorevole e le ultime stime parlano di circa 100 mila nuovi schiavi».

A sottolineare la drammaticità del fenomeno e a ricordare che la lotta al  lavoro nero e al caporalato sono due principi cardine che guidano l’azione sindacale della Cia, è Enrico Rabazzi, vicepresidente regionale e presidente grossetano della Confederazione.

«È impensabile e allo stesso tempo ipocrita parlare di prodotti di eccellenza se la qualità non è legata alla  dignità del lavoro e della vita delle persone – precisa Rabazzi – per questo sollecitiamo con forza che le autorità non spengano i riflettori su questa piaga. Al contrario chiediamo un’azione repressiva e mirata verso chi sfrutta i lavoratori, contemporaneamente però  proponiamo azioni positive e di sostegno delle aziende agricole “sane”».

«Attaccare tutto il mondo agricolo, come successo qualche mese fa a seguito di una vicenda che è partita proprio dalla Maremma, non solo ci sembra poco corretto e denigratorio verso coloro che si impegnano a rispettare le norme in materia di lavoro, al contrario rischia di produrre un grande  effetto polverone dove i poco onesti possono eludere i controlli e le forze dell’ordine. Come Confederazione – ha aggiunto Rabazzi – siamo certi che la quasi totalità degli agricoltori opera nella trasparenza e nella piena legalità,  svolgendo un ruolo produttivo, sociale ed educativo centrale per il sistema Paese nel suo complesso, tuttavia siamo anche  pronti a fare la nostra  parte laddove ci sono le mele marce».

«Ciò che invece non accettiamo – conclude il presidente Rabazzi – è che si faccia di ogni erba un fascio, come già avvenuto nei mesi scorsi da parte di qualche altro sindacato,  che si colpevolizzino a priori gli imprenditori agricoli,  che si attivino norme che si traducono in controlli asfissianti e inopportuni  a danno delle aziende regolari. Per questo chiediamo  azioni premiali e di sostegno verso le imprese agricole sane, che ci sentiamo di assicurare sono la maggior parte, e contestualmente chiediamo  incentivi alle assunzioni, semplificazione amministrativa, un cambiamento del sistema di vigilanza sul lavoro oltre a un’azione  congiunta di associazioni d’impresa, sindacati e Pubblica amministrazione. Tutto questo se vogliamo salvaguardare  sotto ogni profilo, anche quello del brand  Made in Italy, l’immagine dei nostri prodotti e delle nostre filiere».


Fonte: Cia Grosseto